23 Itinerari turistici della Provincia di Ancona
Tutti i Comuni, i piccoli centri di rilevante importanza,
i due Parchi regionali.
CLUA Edizioni Ancona
Testi e foto di Aldo Forlani con la collaborazione di Patrizia Vignoni
Progetto grafico e realizzazione: Studio creativo - INDASTRIA P.za Ugo Bassi 57 Ancona 60127
N.B.
Gli itinerari segnalati vogliono essere dei consigli che non implicano alcuna responsabilità da parte degli autori e dell’Editore della guida, per eventuali danni a persone e cose che si verifichino durante il percorso.
Tutti i diritti sono riservati all’autore vietata ogni riproduzione di testi o foto
I Comuni della Provincia di Ancona
01)Agugliano 26) Montecarotto
02) Ancona 27) Montemarciano
03) Arcevia 28) Monterado
04) Barbara 29) Monteroberto
05) Belvedere Ostrense 30) Monte San Vito
06) Camerano 31) Morro d’Alba
07) Camerata Picena 32) Numana
08) Castelbellino 33) Offagna
09) Castel Colonna 34) Osimo
10) Castelfidardo 35) Ostra
11) Castelleone di Suasa 36) Ostra Vetere
12) Castelplanio 37) Poggio San Marcello
13) Cerreto d’Esi 38) Polverigi
14) Chiaravalle 39) Ripe
15) Corinaldo 40) Rosora
16) Cupramontana 41) San Marcello
17) Fabriano 42) San Paolo di Jesi
18) Falconara M. 43) Santa Maria Nuova
19) Filottrano 44) Sassoferrato
20) Genga 45) Senigallia
21) Jesi 46) Serra de’Conti
22) Loreto 47) Serra San Quirico
23) Maiolati Spontini 48) Sirolo
24) Mergo 49) Staffolo
25) Monsano
Ancona
Camerano
Sirolo
Numana
Sede uffici del Parco: Sirolo
Serra San Quirico
Genga
Fabriano
Arcevia
Sede uffici del Parco: Serra San Quirico
n.1 – La città di Ancona
Ancona, capoluogo delle Marche, si è sviluppata attorno al porto a ridosso del colle Guasco, del Cardeto e l’Astagno, ultime colline all’estremità settentrionale del monte Conero. Città dalle antiche origini, il suo territorio fu abitato da nuclei preistorici e proprio per la sua posizione geografica venne chiamata dai Dori siracusani “Ancon” (gomito) stessa derivazione così come il nome Conero deriva dalla voce greca “Komaros” cioè Corbezzolo, pianta che cresce abbondantemente nella zona.
Ancona in epoca romana acquisì una grande importanza, tanto che nel secondo secolo d.c. l’Imperatore Traiano realizzò la costruzione del nuovo porto. Il Senato e il popolo romano dedicarono all’Imperatore Traiano l’arco che, maestoso, ancora oggi si erge sul molo.
A seguito della disgregazione dell’Impero romano la città seguì la sorte di tutte le altre città e province. Dopo il cinquecento venne, per ben due volte, saccheggiata dai i Goti. Nel 774, pur mantenendo una certa autonomia, entrò a far parte dei possedimenti pontifici. Nell’839 la città venne distrutta e spopolata in seguito all’ invasione dei Saraceni. Intorno all’anno mille Ancona si riprese, con lo sviluppo dei traffici commerciali, potenziando così l’attività portuale, conquistando le terre vicine e dominando sui mari. Nel 1532 passò sotto il governo della chiesa, in seguito all’occupazione militare della città, ordinata da Papa Clemente VII. Nel 1732 lo Stato Pontificio concesse alla città di divenire porto franco e nel 1797 Ancona venne proclamata Repubblica dopo la sua conquista da parte delle truppe francesi. All’inizio dell’ottocento venne annessa al Regno d’Italia per tornare sotto il dominio della chiesa. Dal 1815 al 1860 la città subì numerose vicissitudini prima di essere annessa all’Italia. Oggi Ancona non vive solo della produttività del porto e del commercio, ma anche delle attività industriali cresciute attorno alla città.
L’itinerario che vi proponiamo inizia da piazza della Repubblica, dove troverete il neoclassico teatro delle Muse, costruito su disegno dell’architetto Ghinelli. Di fronte al teatro c’è la chiesa del Sacramento del 1538 e di lato lo scalo Vittorio Emanuele II. All’interno del porto dirigetevi verso il Cantiere navale, troverete l’Arco di Traiano edificato nel 115 d.c. e proseguendo più avanti l’Arco Clementino, eretto in onore di Papa Clemente XII nel 1738 su progetto di Luigi Vanvitelli.
Tornati in piazza della Repubblica, recatevi lungo via 29 settembre e subito dopo il palazzo della Banca d’Italia e il monumento a Traiano, un comodo marciapiede vi condurrà di fronte a Porta Pia, l’antica porta della città, progettata dall’architetto Filippo Marchionni. La costruzione della porta terminò nel 1789, ai suoi lati era collegata una cinta muraria. A fianco della Porta, nei pressi del monumento dedicato ai Martiri della Resistenza è situata una piccola storica scaletta che porta alla Mole Vanvitelliana (Lazzaretto), ideata da Luigi Vanvitelli, e i lavori per la sua costruzione furono completati nelle parti esenziali nell’anno 1737.
La costruzione di forma pentagonale, con l’aggiunta di uno sperone (rivellino) baluardo per la difesa del porto, è considerata una tra le opere più significative del patrimonio architettonico della città.
All’interno della Mole, da poco tempo acquisita dal Comune di Ancona, si svolgono importanti mostre d’arte, alcune di livello internazionale.
Tornati in piazza della Repubblica, imboccando via della Loggia, incontrerete, alla vostra sinistra, il Palazzo Benincasa del XV secolo e la Loggia dei Mercanti, edificata nella prima metà del XIV secolo da Giorgio Orsini da Sebenico, con la facciata in stile gotico fiorito veneziano. Proseguendo, poco più avanti, vi troverete in piazza Santa Maria dove si erge la chiesa romanica di Santa Maria della Piazza del XIII secolo, costruita sui resti di una Basilica paleocristiana, visibili al suo interno attraverso una vetrata sul pavimento. Da piazza Santa Maria proseguendo per il lungomare Vanvitelli, oltrepassato il largo Dante Alighieri, salendo per via Giovanni XXIII, alla sommità del colle Guasco vi troverete di fronte alla Cattedrale di San Ciriaco, eretta tra l’XI e il XIII secolo, in forme romaniche con elementi in stile gotico e bizantino. Il campanile separato dalla chiesa è del XIV secolo.
Il Duomo è il monumento più caro agli anconetani e il più importante della città. Nell’Episcopio è stato allestito il museo Diocesano ricco di importanti opere d’ arte sacra. Dalla Cattedrale scendendo lungo via Giovanni XXIII, raggiungerete piazza del Senato, dove fanno bella mostra di sé il Palazzo del Senato con la facciata del XIII secolo, sede della Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici delle Marche, la chiesa dei S.S. Pellegrino e Teresa (detta degli Scalzi) del XVIII secolo, opera dell’architetto G.B. Bartoli e il Palazzo Arcivescovile del XVIII secolo.
Lungo via Gabriele Ferretti potrete ammirare l’importante Palazzo Ferretti, costruzione del 1560 attribuita al Tibaldi, sede del Museo Archeologico Nazionale della Marche e, in Piazza Stracca, la chiesa del Gesù (1743) altra opera del Vanvitelli e il Palazzo degli anziani eretto nel 1270 e ricostruito nel 1647.
Scendendo ancora lungo via Ciriaco Pizzecolli arriverete in piazza San Francesco dove si erge la chiesa di San Francesco alle scale la cui costruzione risale al 1323: bellissimo il portale in stile gotico veneziano dell’Orsini.
Proseguendo lungo via Pizzecolli sulla destra incontrerete Palazzo Bosdari del XVI secolo, sede della Pinacoteca Francesco Podesti e della Galleria di arte moderna. Sempre proseguendo lungo la via vi troverete in piazza del Plebiscito (piazza del Papa). Nella stupenda eleganza della piazza, da poco restaurata, alla vostra sinistra apparirà il Palazzo del Governo del XIV secolo con accanto la torre civica del XVI secolo, al centro della piazza la statua di papa Clemente XII con accanto il museo storico della città, da poco restaurato ed ospitato nei locali dell’ex Cappella di Canterbury, nella parte terminale della piazza domina la chiesa di San Domenico (1763 – 1788) e il Palazzo Mengoni Ferretti sede della biblioteca comunale Luciano Benincasa. Dietro la biblioteca, tra via Matteotti e via Bernabei, c’è La Porta di San Pietro (Arco di Carola) della prima metà del XIII secolo. Dalla piazza imboccherete la caratteristica via degli Orefici e da corso Mazzini vi dirigerete verso piazza Roma: vedrete così la Fontana del Calamo (XV) secolo chiamata anche delle Tredici cannelle in riferimento ai tredici mascheroni da cui sgorga l’acqua. Di fianco alla fonte c’è piazza Roma, cuore di Ancona, da pochi anni completamente ricostruita con la Fontana dei Cavalli o di San Nicola, disegnata da Scipione Daretti e decorata dal Varlè nel 1775. Da piazza Roma risalendo corso Garibaldi vi troverete in piazza Cavour, proseguendo ancora in piazza XXIV maggio, posta al centro tra il Palazzo del Popolo e il Palazzo delle Poste. Attraversata via Giannelli inizia il viale della Vittoria, frequentato viale tanto caro agli anconetani che conduce fino al Passetto ed al monumento ai Caduti.
n.2 - La costa del Conero da Ancona fino a Portonovo e Poggio
Percorrendo il viale della Vittoria, arriverete in piazza IV Novembre dove il tempio a otto colonne doriche in pietra d’Istria, maestoso nel suo bianco candore, simboleggia i caduti di tutte le guerre. Il Monumento ai Caduti, progettato dall’Architetto anconetano Guido Cirilli, fu inaugurato il 3 novembre 1932, mentre la realizzazione della grande scalinata, interrotta a causa degli eventi bellici, venne completata, sembra, nell’anno 1948. Dalla scalinata potrete arrivare alla spiaggia del Passetto con le sue caratteristiche grotte di pescatori, e i suoi ristoranti. Da qui inizia il lato costiero del Parco Naturale del Conero. Vista la spiaggia del Passetto, proseguirete in direzione di Pietralacroce per seguitare a scoprire le bellezze naturali del Parco. Arrivati a Pietralacroce con il vostro mezzo, dopo averlo parcheggiato, costeggerete a piedi la strada per il cimitero, oltrepassato il cimitero proseguirete sulla destra e, dopo aver superato una sbarra, percorrendo un largo sentiero, arriverete davanti ad una recinzione e all’ingresso di un’abitazione. A sinistra un piccolo sentiero stretto tra la vegetazione vi porterà sul bordo di una rupe. In questo punto, stando attenti dove mettete i piedi, potrete ammirare uno splendido panorama: la baia la Valletta, lo scoglio Grande, lo scoglio di Sirolo, i quattro Sassetti, il Quadro, il puntone della Scalaccia e le tre Pozze visibili solo con mare calmo e limpido. Tornati all’auto, da Pietralacroce percorrerete la strada provinciale del Conero in direzione di Sirolo e oltrepassato il bivio per Montacuto - dopo un rettilineo - a sinistra noterete l’abitato detto “della Sardella”, con il suo ristorante. Proseguite a piedi per la piccola strada asfaltata che costeggia la zona militare e, sempre tenendo la sinistra, arriverete vicino ad una abitazione. In questo punto inizia il sentiero che porta alla costa lungo il percorso tortuoso (oggi vietato percorrerlo fino al mare per causa di probabili frane) da cui potrete ammirare il bel panorama dello scoglio del Trave e della baia di Portonovo, stando attenti a non uscire mai dal sentiero, è visibile, quando l’acqua è limpida, la conformazione rocciosa sommersa chiamata le “ Mesole” e il gruppo di scogli affioranti detti “i Campani”. Proseguire per questo sentiero è rischioso e valgono le indicazioni precedenti.
Continuando lungo la strada provinciale del Conero, sempre in direzione di Sirolo; dopo due chilometri: noterete alla vostra sinistra due cancelli in ferro. Da questo punto inizia il sentiero n.10 del Trave (oggi vietato percorrerlo fino al mare per causa di probabili frane) che vi condurrà nella bellissima spiaggia di Mezzavalle.
Percorrendo la strada provinciale sempre in direzione di Sirolo, sulla sinistra troverete il sentiero ufficiale che scende fino a Mezzavalle
Sempre proseguendo per la strada provinciale, arriverete a Portonovo, raggiungibile da un’unica strada comunale, che scende nella Baia. Arrivati in “Piazzetta”, punto di ristoro, appuntamenti e capolinea dell’autobus, vi dirigerete lungo la strada alla vostra sinistra e, dopo un breve tragitto, giungerete alla Baia del Calcagno con la sua bellissima spiaggia, i molti rinomati ristoranti ed il lago di Calcagno, chiamato anche lago Grande. Raggiungerete il molo e, seguitando lungo il tratto di costa, vedrete delle grandi mura, vicinissime al mare: sono le mura del Fortino napoleonico, fatto erigere dal Viceré d’Italia Eugenio de Beauharnais nel 1808 durante una delle ultime fasi delle guerre napoleoniche.
Il fortilizio costituisce un esempio classico di architettura militare francese. Andato in rovina, nel 1960 è stato restaurato nel pieno rispetto delle strutture originarie con la supervisione della Soprintendenza ai monumenti delle Marche.
Oggi il Fortino è adibito a più pacifiche riunioni, essendo sede di un prestigioso albergo e ristorante di prima categoria. Proseguendo sempre lungo la costa, anche se il percorso è ridotto ed accidentato a causa dalle violente mareggiate degli ultimi tempi, arriverete dinnanzi alla Torre di guardia, oggi comunemente chiamata Torre de Bosis, di proprietà della famiglia Cortese de Bosis. La Torre venne costruita nell'anno 1716 per ordine di Papa Clemente XI.
Costeggiando, proseguirete lungo la spiaggia e, oltrepassati altri prestigiosi stabilimenti e ristoranti, vi troverete davanti all’ingresso della chiesa di Santa Maria di Portonovo (per visitarla prendete informazioni sugli orari delle visite, affissi di fianco al cancello).
La chiesa di Santa Maria, costruita tra il 1034 ed il 1048, è un vero e proprio gioiello d’arte benedettina incastonato in un panorama delizioso. Questo stupendo esempio d’arte romanica è l’unica testimonianza della presenza dei monaci a Portonovo, perché l’adiacente monastero benedettino è andato completamente distrutto.
Dopo aver visitato la chiesa, usciti dal cancello, sulla vostra destra la spiaggia seguita verso sud, dove troverete il tratto di costa che porta verso la scoglio della Vela (oggi vietato percorrere quel tratto di costa per causa probabili frane): chi vive alle falde del Conero e i frequentatori del litorale hanno sempre chiamato lo scoglio con nomi diversi.
Prima dello scoglio della Vela vi accorgerete che la zona è in frana, quindi non azzardatevi a percorrere quel tratto perché esiste sempre il pericolo di frane come già scritto.
Oltre la Vela, superato il Puntone, c’è la “Spiaggiola” che è un approdo protetto: una delle tante piccole e spettacolari insenature conquistabili solo dal mare, territorio indiscusso dei naturisti.
Tornati alla Chiesa di Santa Maria di Portonovo a destra del portale troverete il lago Profondo, uno dei due laghi della baia. Dopo avere visto il lago, anche se quasi completamente sommerso dalla vegetazione, proseguirete lungo la strada principale, via più breve di quella consigliata per l’andata e farete così ritorno in “Piazzetta”, Dalla “Piazzetta” dirigetevi verso il Poggio dove tra le mura di questo antico castello potrete ammirare l’esterno della chiesa romanico-gotica di Santa lucia. Il nostro itinerario termina qui e seguita con il prossimo: Camerano, Poggio, Monte Conero, Sirolo e Numana.
Partendo da Ancona, dal quartiere Tavernelle prenderete la strada Cameranense per dirigervi verso Camerano. Appena superata l’indicazione della cittadina, volterete a sinistra per vedere la Fontevecchia: una vecchia fonte, teatro di leggende suggestive, come quella che, dai suoi serbatoi, un cunicolo consente di accedere ai sotterranei di Camerano che condurrebero fino al monte Conero. Ritornerete poi - sulla strada e, proseguendo a sinistra al bivio imboccherete via G. Pasquali Marinelli e raggiungerete - così piazza Roma. Parcheggiata l’auto, potrete ammirare il monumento a Carlo Maratti e l’esterno del teatro Maratti non dimenticando di visitare il bellissimo centro storico. Percorrendo via S. Francesco arriverete al grandioso palazzo comunale da poco restaurato e poco più in là, alla chiesa di S. Francesco, fondata - come vuole la tradizione - da S. Francesco nel 1215, con il suo portale in pietra del XIII secolo.
A Camerano sono fruibili i bellissimi giardini all’italiana del palazzo Macinforte (privati). Camerano, negli ultimi anni è conosciuta in particolare per le sue bellezze sotterranee, se volete visitarle contattate l’attiva Pro loco di via Maratti 22. Non ve ne pentirete.
Dopo la visita prenderete per via S. Germano per arrivare al Poggio, piccolo centro dove potrete visitare l’esterno della chiesetta romanico - gotica di S. Lucia.
Percorrendo, successivamente, la strada provinciale del Conero raggiungerete la località chiamata fonte d’Olio dove una strada sale, sulla sinistra, fino alla vetta del monte. Arriverete così nel piazzale attiguo al complesso monastico di S. Pietro al Conero nel cuore del Parco. Dal parcheggio imboccate il viale alberato e vi troverete di fronte ad un arco, antico ingresso del complesso monastico. Superato l’arco vi apparirà la chiesa di San Pietro al Conero unica testimonianza dell'illustre passato religioso e sacrale sulla vetta del monte: austera e silenziosa consta di una navata centrale e due laterali, con volte a botte e capitelli decorati con elementi floreali. La cripta sottostante è un luogo in cui si avverte tutta la sacralità della costruzione. Le parti restanti dell’ex Convento dei Camaldolesi sono state trasformate in un confortevole albergo. Per visitare la chiesa, chiederete la chiave alla direzione dell’albergo, non è stata mai negata a nessuno.
Il monte Conero con la sua millenaria storia è tutto da scoprire, attraverso i molti sentieri che lo percorrono.
Dopo la visita al monte scenderete di nuovo a fonte d’Olio e vi immetterete sulla strada provinciale per raggiungere Sirolo: perla del Conero e prestigiosa località balneare con splendide spiagge quali: Sassi neri, San Michele, spiaggia Urbani e l’esclusiva baia delle due Sorelle, con i due famosi faraglioni.
Per visitare bene Sirolo, dovrete, innanzitutto, fermare la vostra auto nel parcheggio attiguo al palazzo comunale e proseguire a piedi per via Giulietti fino ad arrivare in piazza Vittorio Veneto e piazzale Marino, la stupenda piazza, teatro di manifestazioni estive, luogo di ritrovo e punto panoramico sulle spiagge e sul monte Conero. Dalla piazza prenderete per via Italia non tralasciando di visitare la chiesa del S.S. Rosario in stile barocco, costruita nel 1566, terminata nel 1600, ed ampliata nel 1622. Nell’abside sotto la statua della Madonna del Rosario, è riposta l’urna del Beato Pietro. Per saperne di più consultate la pubblicazione di Bruno Bambozzi: “Vita del Beato Pietro da Treia a Sirolo”.
Da via Italia proseguirete fino ad arrivare in piazza Franco Enriquez - il famoso regista innamorato di Sirolo, morto nel 1980 e sepolto nel piccolo cimitero della cittadina - nella quale potrete ammirare il bel teatro Cortesi – vanto della cittadina - realizzato dall’architetto Buffoni nel 1873, con pitture del Bonarelli e decorazioni dell’Urbani. A lato del teatro si erge il Torrione, (1050) unica vestigia dell’antico castello scampato ai sismi e alle frane.
A Sirolo c’è un detto “ Chi va a loreto e non va a Sirolo, vede la Madre ma non vede il Fiolo” Il detto è riferito ad un crocifisso, che nel XV secolo, fu pescato in mare e depositato in una piccola cappella a Numana. A quel tempo Sirolo era potente e Numana non era altro che un piccolo centro di pescatori. Con il passare degli anni Numana si sviluppò divenne autonoma ed il Crocifisso rimase nel suo territorio. Sirolo ha sempre considerato suo il Crocifisso e molti anziani sirolesi si sentono “derubati” della Sacra immagine.
Proseguendo da Sirolo, dopo pochi minuti vi troverete a Numana, dove il famoso crocifisso è conservato nella chiesa sita in piazza del santuario. Dopo la visita al Santuario vi recherete in via la Fenice, dove al civico n.4, troverete l’Antiquarium in cui sono esposti una parte dei ritrovamenti della necropoli picena dell’area “i pini” di Sirolo, con la tomba a circolo della Principessa di Sirolo.
Tornati in piazza del Santuario, in via Morelli sul lato destro della chiesa c’è la fonte del Crocifisso, punto di arrivo dell’acquedotto romano che collegava Capo d’acqua con la fonte. Dalla piazza percorrerete via Roma fino ad arrivare ad un bivio, imboccando sulla destra via della Torre vi troverete nella piccola piazza dove un rudere dell'antica città di Numana viene simpaticamente chiamato la “Torre”. In effetti questo rudere è un arco ed è tutto quello che resta di una torre, una dei dieci baluardi delle antiche mura medievali. Numana oggi oltre che per la sua antica storia, per il caratteristico centro storico e per il porto turistico, è conosciuta - soprattutto - per le sue spiagge e per l’ospitalità degli operatori turistici di tutta la costa, da Numana a Marcelli.
n.4 - Offagna Osimo
n.6 - Falconara, Castelferretti, Rocca Priora, Chiaravalle, Montemarciano.
Partendo da Ancona, vi dirigerete verso Torrette, proseguirete poi verso lo svincolo della bretella stradale in direzione di Agugliano. Al “Taglio” prenderete per via del Barcaglione e, dopo pochi minuti, vi troverete a Falconara Alta. L’origine della città è sicuramente collegata alla costruzione del castello - quando - nel 1225 i Cortesi affidarono i loro castelli alla protezione di Ancona.
Per motivi strategici Il castello di Falconara fu sempre molto importante per la città di Ancona.
Dopo la costruzione delle linee ferroviarie Ancona - Orte e Ancona - Bologna negli anni 1860/70, Falconara Alta si avviò verso una lenta agonia a causa dello spostamento di tutte le attività nel borgo, in riva al mare, (Falconara Marittima).
Dopo l’avvento del Fascismo il Comune di Falconara venne annesso a quello di Ancona e, solo nel dopoguerra, i falconaresi riuscirono a riottenerlo.
Il castello di Falconara Alta, sito in piazza G. Carducci nel 19° secolo venne trasformato da “fortificazione” in grande dimora e, di conseguenza, vennero demoliti gli edifici interni. Di recente è stato ristrutturato ed oggi è la nuova sede del Municipio.
Dopo aver visitato Falconara Alta, vi dirigerete a Castelferretti e in piazza della Libertà ammirerete il bellissimo castello, costruito - tra gli anni 1384/1386 - per volere di Francesco Ferretti.
Prima di recarvi a Chiaravalle andrete a vedere il terzo castello del nostro itinerario, quello di Rocca Priora (privato). La rocca fu costruita nel 1194 e dopo 200 anni divenne un importante baluardo per la difesa “a nord” di Ancona. Nel 1756 fu ceduta al marchese Trionfi il quale la fece trasformare in abitazione.
Da Rocca Priora proseguite verso Chiaravalle, città che diede i natali a Maria Montessori, la cui economia è legata principalmente alla Manifattura dei tabacchi. Ma Chiaravalle è anche un centro culturale, grazie all’attività culturale che svolge annualmente la biblioteca comunale sita in piazza Mazzini. La città nacque attorno all’Abbazia Cistercense di Santa Maria in Castagnola, consacrata nel 1172. L’importante chiesa è in stile gotico ed è ricca di archi acuti e contrafforti, è composta da tre navate divise da pilastri cruciformi. Vi consigliamo prima di andarvene di visitare il chiostro attiguo alla chiesa, da poco in parte restaurato.
Dopo la visita all’abbazia vi sposterete nella vicina Montemarciano, conosciuta anche per la spiaggia di Marina di Montemarciano. Il suo centro storico è accogliente, per i suoi archi e viottoli, possiede inoltre uno stupendo teatro e, in piazza Aldo Moro, la chiesa di San Pietro apostolo del XVIII secolo.
Una curiosità di Montemarciano è la presenza di uno dei 420 Club Ferrari sparsi nel Mondo.
Dopo aver lasciato Montemarciano, vi dirigerete verso San Silvestro di Senigallia per arrivare ad Ostra. Prima di accedere al centro storico vi fermerete a visitare il Santuario della Madonna della Rosa, nel quale trova alloggio una raccolta di ex voto. Percorrete poi Corso Mazzini e passerete tra due ali di palazzi gentilizi; a metà corso entrate nella chiesa del S.S. Crocefisso del XIV secolo con un bellissimo portale. Proseguendo per il corso arriverete in piazza dei Martiri, dove fa bella mostra di sé la Torre civica del XIV secolo, ricostruita nel XX secolo. Alla vostra destra noterete la chiesa San Francesco del XIV secolo e alla vostra sinistra il palazzo comunale del XVII secolo. Ma le bellezze del centro storico di Ostra, oltre alle classiche strutture monumentali, sono gli oltre cinquanta vicoli e vicoletti che si diramano attraverso la calma e tranquilla cittadina.
Dopo la visita ad Ostra vi recherete a Passo Ripe dove proseguirete per Corinaldo, terra natale di Santa Maria Goretti: la giovane dodicenne che il 5 luglio del 1902 subì un’ aggressione, morì il giorno dopo, perdonando il suo assalitore.
Nella cittadina è possibile visitare la sua Casa natale, in via Pregiagna e la chiesa di S. Agostino oggi Santuario di Santa Maria Goretti. Quando arriverete in vista della città la prima cosa che noterete sarà la cerchia di mura urbane che si sviluppano per quasi un chilometro e sono, molto probabilmente, le mura meglio conservate di tutta la regione. Entrando dalla Porta di Sotto, salirete per una lunga scalinata chiamata La Piaggia dove circa a metà scalinata si trova il Pozzo del Bargello.
A Corinaldo, verso la fine del mese di luglio, si svolge la tradizionale festa “La sagra del Pozzo della Polenta” che richiama migliaia di turisti provenienti soprattutto dalla costa senigalliese. Passeggiare a Corinaldo con calma per i Landroni (passaggio coperto) o scoprire le sue porte come Porta Nuova (XVIII secolo) o il Torrione (XV secolo) è suggestivo.
Visitata Corinaldo il nostro itinerario prosegue e termina a Ostra Vetere: cittadina dove inconfondibili sono i segni della religiosità popolare. Arrivati in Borgo Cavour, superata la porta Santa Croce (o 4 Agosto), situata nella cinta muraria del castello, (secolo XIV-XV) vi immetterete in via G. Garibaldi per arrivare poi in piazza della Libertà; qui visiterete il chiostro di San Francesco con affreschi di scene di vita francescana. La struttura originale del chiostro è del XIV secolo, ampliato e rimaneggiato nel XVII e il XVIII secolo.
Da Piazza della Libertà imboccherete via Federico Marulli per visitare in piazza Beata Maria Crocefissa Satellico la chiesa di Santa Lucia (XVIII secolo) e l’attiguo convento delle Clarisse (XIV-XV secolo); poco più avanti troverete la stupenda chiesa di Santa Maria di piazza, del XX secolo in stile neogotico su impianto seicentesco. A lato della chiesa c’è il bellissimo palazzo Poccianti di forme rinascimentali e, poco distante, in piazza don Minzoni il palazzo comunale (XIX secolo) con la torre civica. Proseguendo poi per via Gramsci, troverete la Porta Nuova con arco a tutto sesto e chiave a stemma.
Il centro storico di Ostra Vetere è tutto da scoprire: percorrendo i landroni, le vie, le scalette, e gli innumerevoli e suggestivi scorci.
Il nostro itinerario termina qui, ma, se volete vedere una curiosità vi recherete lungo la S.S.360 e, superato l’abitato di Pongelli in contrada Molino, potrete visitate una casa di terra e paglia (inizio del XX secolo) completamente ristrutturata dal Comune di Ostra Vetere. unico esempio di casa di terra della nostra regione, ristrutturata da una Pubblica Amministrazione.
n.8 - Marzocca Senigallia – Ripe – Castel Colonna - Monterado
Percorrendo la statale adriatica da Ancona in direzione di Senigallia, superate le spiagge di Palombina Nuova, Palombina Vecchia, Marina di Montemarciano, arrivati a Marzocca proseguirete per Senigallia transitando per il lungo mare. Dopo circa settecento metri dal sottopasso, procedendo sulla sinistra, vedrete alla vostra destra un’Edicola sacra dedicata alla Madonna del pescatore: il piccolo tempio è stato costruito nel 1938, con il contributo delle famiglie proprietarie delle villette sul lungomare di Marzocca. Continuerete poi in direzione di Senigallia. La città, chiamata “Sena Gallica” dai Galli Senoni (IV secolo a. c.), si allunga sulla costa adriatica alla foce del fiume Misa. La città è molto conosciuta per la sua spiaggia - “la spiaggia di velluto”- e per l’organizzatissima struttura balneare ed alberghiera adatta ad accogliere nel periodo estivo un turismo proveniente da tutta Europa. In piazza del Duca fa bella mostra di sé la Rocca Roveresca (XV secolo) a pianta quadrata con torrioni cilindrici disposti ai quattro lati; adiacente la rocca potrete ammirare il Palazzetto Baviera (XIV secolo), sede dell’ archivio storico del Comune di Senigallia, con soffitti ricchi di stucchi del Brandani, poco distante il Foro Annonario con il suo porticato dalle trenta colonne doriche in cotto e, lungo il fiume Misa, i portici Ercolani in pietra d’Istria (XVIII secolo). Al centro della città, in Piazza Roma, troverete il palazzo comunale (XVII secolo) e la torre dell’orologio di grande imponenza.
Senigallia, oltre che per le strutture storiche, va assaporata per l’accoglienza e la simpatia della sua gente, caratteristica questa che deriva da una lontana predisposizione all’accoglienza del forestiero.
Dal centro di Senigallia vi recherete sull’altra sponda del Misa dirigendovi verso Ripe, Castel Colonna e Monterado.
Dopo circa undici chilometri sarete a Passo Ripe e dopo pochi minuti vi troverete nella Piazza principale di Ripe: piazza Leopardi. La città conserva ancora, del periodo medioevale, la cinta muraria, la quale è stata ricostruita in tempi recenti, come, anche, il castello, bellissima visione se lo si ammira da piazza Leopardi. Oggi il castello è sede del Comune e sotto la torre civica vedrete una cappellina dedicata ai caduti per la Patria. Sempre in piazza Leopardi, centro della vita sociale del paese, troverete la chiesa di San Pellegrino, patrono del paese festeggiato il 1° maggio; e le vestigia della vecchia scuola femminile di arti e mestieri.
A poco più di un chilometro di distanza da Ripe incontrerete Castel Colonna, probabilmente fondata da profughi dell’antica città di Suasa i quali costruirono un primo borgo fortificato.
Attorno alla fortificazione nacque un centro abitato chiamato “Tomba”. All’epoca di Carlo Magno il castello di Tomba divenne una importante contea, con poteri giurisdizionali sui territori circostanti. Nell’anno 1304 il castello divenne dei Malatesta il cui dominio durò 171 anni. Le mura a tutt’oggi esistenti, furono costruite sotto il dominio dei Malatesta e la torre, unico ingresso del castello, fu fatta erigere da Vittoria Colonna moglie di Carlo Malatesta.
Prima di entrare nel centro storico, poco distante dalla Torre, una scala accede ai sotterranei del castello. Le grotte rappresentano quanto rimane degli antichi camminamenti sotterranei praticati nelle fondamenta della rocca di Tomba. I sotterranei sono visitabili tramite la Pro Loco durante la prima decade di agosto, quando in paese si svolge la Festa d’estate “Ferie, vino ed allegria” Altre ancora sono le manifestazioni che si svolgono a Castel Colonna durante l’anno, come: Il libro dell’anno (gennaio-febbraio) presentazione di un libro alla presenza dell’autore; o, la Festa della Segavecchia (a metà quaresima)- il suo momento più significativo è la messa al rogo della “Vecchia” che simboleggia la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera-, la Leggenda Historia (ultima domenica di maggio).
In piazza Leopardi troverete il Municipio e la biblioteca comunale, e poco distante, piazza Roma con il monumento ai Caduti.
Usciti da Castel Colonna vi dirigerete a Monterado che dista tre chilometri. Percorrendo il viale E. Paci arriverete in piazza Roma, dove è situato il palazzo comunale e ciò che rimane dei suggestivi resti del castello del XV secolo incorporati in un palazzo del XVII secolo. A Monterado centro prevalentemente agricolo, il 16 maggio e il 12 settembre si svolgono due fiere e la prima domenica di maggio una sagra della porchetta.
n.9 – Montale, Piticchio, Loretello, Nidastore, San Pietro, Palazzo, Arcevia, Avacelli e Chiesa longobarda di Avacelli.
Da Senigallia percorrerete la S.S.360 in direzione di Arcevia e dei suoi suggestivi castelli inseriti in un paesaggio a dire poco stupendo. Arriverete così a Montale con le mura castellane ancora intatte e fornite di rivellini e torrioni. All’interno del castello sono ancora evidenti le tracce medioevali e la chiesa di San Silvestro.
Vista Montale, ritornerete sulla strada principale e vi dirigerete verso Piticchio che si presenta con una compatta fortificazione molto ben conservata. Suggestivi: oltre la porta di accesso al castello, il percorso di ronda coperto. All’interno del paese potrete visitare la chiesa di San Nicolò. A Piticchio nella ricorrenza di San Martino si svolge la Festa d’Autunno - sagra delle castagne e del vino -.
Visitata Piticchio, proseguirete in direzione di Ripalta e quando lungo la strada troverete un’edicola sacra, girerete a sinistra e, in poco tempo, vi troverete a Ripalta. Al centro del paese una strada sterrata vi condurrà a Loretello: paese di grande suggestione. L’apparato medioevale del castello è integro con mura e torrioni ed una suggestiva porta di accesso con la caratteristica rampa. Il castello è stato da poco restaurato.
Da Loretello proseguirete verso il bivio per San Lorenzo in Campo, dove troverete le indicazioni per Nidastore. Il nome del paese deriva da “Nido degli Astori”, falchi usati per la caccia nel medioevo. Arrivati a Nidastore, noterete che il castello presenta ancora evidenti tracce medioevali. Nella chiesa parrocchiale, dedicata a San Sebastiano, si conserva una Crocifissione del XVI secolo.
Dopo la visita a Nidastore ritornerete al bivio e vi dirigerete verso San Pietro, un piccolissimo castello con ancora integra parte delle mura, da cui è possibile accedere all’interno attraverso una suggestiva porta.
Da San Pietro vi recherete a Palazzo, poco distante da San Pietro.
Palazzo, si presenta imponente agli occhi del visitatore, per le sue possenti mura e per il caratteristico centro storico. Dalle porte d’accesso al castello si potranno percorrere una serie di piccole vie che conducono all’interno del paese, sviluppato lungo le pendici di monte Caudino.
Da Palazzo vi recherete ad Arcevia che dista circa 10 Km.
La città di Arcevia sorge su una collina, ed è posta in una posizione spettacolare che domina la valle del Misa. Tutto il centro storico sorge su un insediamento antichissimo e, grazie alla sua strategica posizione e alla sua inespugnabilità, divenne nel medioevo un centro importante e potente con il nome di Rocca-contrada. L’antica cinta muraria di Arcevia - detta “le Belle Mura” - è molto estesa e originariamente si poteva accedere al centro attraverso cinque porte, collegate tra loro da torrioni e rivellini. Oggi delle cinque porte ne rimangono solo quattro e sono: Porta santa Lucia, con l’imponente torrione, Porta del sasso, Porta del Forno e Porta S. Agostino.
Arrivati ad Arcevia, dal parcheggio antistante il bellissimo parco Leopardi e l’ex Convento dei Cappuccini entrerete in corso Mazzini, la via centrale attorno alla quale si articola la struttura urbana. Sulla destra vedrete la chiesa di San Giovanni oggi biblioteca comunale, proseguendo troverete la chiesa di S. Agata (XVIII secolo) dell’architetto arceviese Andrea Vici che conserva all’ interno “l’incoronazione della Vergine” di Claudio Ridolfi (1630). Poco più avanti c’è Il Palazzo dei Priori edificato alla fine del XVIII secolo con annesso il teatro Misa XVII secolo. Continuando, alla vostra sinistra, potrete ammirare una delle più belle dimore della città: il Palazzo Pianetti del XVI secolo e la centralissima piazza Garibaldi dove maestoso sorge il Palazzo del Podestà (Palazzo del Comune) con accanto la torre civica (XIII secolo). Sempre lungo corso Mazzini troverete la chiesa e il chiostro di San Francesco. Nel bellissimo chiostro, di recente, è stato allestito il Museo Archeologico Statale, dotato di materiali preistorici e protostorici restituiti dagli insediamenti di Connelle, Ponte di pietra e Montefortino. Poco più avanti scoprirete le bellezze artistiche della Collegiata di San Medardo, dedicata al patrono della città. Al suo interno potrete ammirare dipinti di Ercole Ramazzani, Luca Signorelli, Andrea e Giovanni della Robbia e Claudio Ridolfi.
Ad Arcevia l’otto di giugno si festeggia il patrono San Medardo, per l’occasione viene allestita una grande Fiera paesana. Fin dal 1930 nella città si svolge un grande appuntamento nell'ultimo fine settimana di settembre: la Festa dell’uva, con stands gastronomici, concerti, artigianato e la tradizionale sfilata dei carri allegorici.
Dopo aver visitato Arcevia vi dirigerete in direzione di Avacelli -Serra San Quirico, ma prima di arrivare ad Avacelli, deviate sulla sinistra per Castiglioni. Il castello si presenta con le mura e le due suggestive porte molto ben conservate, che mettono in bella evidenza la caratteristica struttura medioevale. Vista Castiglioni vi recherete ad Avacelli. Il castello sorge a strapiombo di una rupe, e del borgo murato restano la porta fortificata e la cinta muraria con la torre di guardia. Al centro del paese troverete la chiesa parrocchiale di San Lorenzo con un magnifico portale in pietra e con la parete d’altare in terracotta con la raffigurazione della Vergine fra due santi. Il primo maggio ad Avacelli si svolge la tradizionale "Sagra degli asparagi di montagna".
Da Avacelli paese vi dirigerete verso Serra San Quirico e ai piedi della collina del castello di Avacelli, situata in una valle, in mezzo alla boscaglia vedrete la stupenda chiesa di S. Ansovino (XI secolo) la più antica chiesa di origine longobarda della zona.
Arrivati a Montecarotto, in piazza della Vittoria, noterete subito la stupenda cinta muraria, (ricostruita nel 1509) un’opera fortificata di grande interesse e tra le meglio conservate della Vallesina. La mura si presenta con un Torrione poligonale con annesso loggiato e un Torrione in forma cilindrica. Nell’ adiacente piazza del Teatro si trova il bellissimo teatro comunale, inaugurato nel 1877, con l’interno a forma di ferro di cavallo. Dalla piazza salirete per via Roma e per il caratteristico vicolo Forni e vi troverete nel loggiato situato di fianco ai due Torrioni. Ripercorrendo via Roma e, oltrepassata piazza del Mercato, ammirerete la Collegiata, costruita nel XVIII secolo su una precedente chiesa del XV secolo che al suo interno conserva numerose opere d’arte tra cui una Croce in argento lavorato (XVI secolo) e una statua lignea del Cristo Risorto. Di fronte la chiesa, affacciandovi da un grande balcone, potrete godervi un panorama stupendo. Percorrendo via Castello, arriverete in piazza Giuseppe Latieri, vi inoltrerete poi tra le suggestive vie del castello fino ad arrivare in via Marconi dove troverete, adiacente ad una porta della cinta muraria, il Museo comunale della Mail Art, dove viene documentata l’arte e la storia dell’incisione riferita alle cartoline postali. Proseguendo per via Marconi incontrerete il Palazzo comunale e, successivamente, sbucherete in piazza del Teatro. Tra le manifestazioni che si svolgono durante l’anno a Montecarotto vi segnaliamo La Rassegna Nazionale dei Canti di Pasquella (mese di gennaio) e la mostra mercato del “Verdicchio in festa” (prima settimana di luglio).
Da Montecarotto vi dirigerete a Poggio San Marcello, distante appena otto Km. Arrivati in piazza Giacomo Leopardi al cui centro è situata una piccola fontana e a lato il monumento ai Caduti, entrando dalla caratteristica Porta del Soccorso del 1646 e ampliata nel 1888, con sovrastante torre campanaria, edificata nel 1785, vi troverete in piazza della Madonna, dove c’è il Santuario Madonna del Soccorso edificato nel 1606, che conserva al suo interno una statua della Madonna del 1608.
Percorrerete – poi - corso Tarcisio Tassi e inoltrandovi in via Carriola, potrete ammirare i camminamenti della cinta muraria ed i suggestivi vicoli del castello. Giunti in piazza del Comune troverete il bellissimo Palazzo comunale, opera di Andrea Vici, del 1772, con al suo interno un teatro comunale del 1879 con soffitti dipinti da Giovanni Renzi. Di fronte al Municipio si erge la chiesa parrocchiale, edificata nel 1736, e - di lato - la Porta di San Nicolò (Porta del castello del 1445) ed il Poggetto: caratteristica rampa di accesso al Castello risalente ai secoli XVI – XVIII. Fuori delle mura troverete la chiesa di S. Croce (XVII secolo).
Tra le manifestazioni che si svolgono durante l’anno a Poggio San Marcello vi segnaliamo la Festa dell’Emigrante (mese di Agosto) e il presepe vivente (dicembre).
Da Poggio San Marcello vi dirigerete nella vicina Castelplanio.
n.12 - Selva di Gallignano, Castel d’Emilio, Torre del Cassero, Camerata Picena.
Se intendete trascorrere una giornata diversa dalle solite e percorrere un itinerario misto tra ambiente, storia e tradizioni popolari, seguite il seguente tragitto.
Partendo da Ancona o da altro centro costiero, vi dirigerete verso Torrette di Ancona e prima di imboccare la superstrada, prenderete il bivio per Agugliano. Poco dopo, superato il centro abitato di Casine di Paterno, alla vostra sinistra un bivio vi porterà alla Selva di Gallignano. Seguirete la stradina e, dopo avere parcheggiato l’auto, proseguirete a piedi attraverso i sentieri della Selva. Nel periodo primaverile i fiori fanno da padrone e nella stagione autunnale la Selva appare nei colori più fantastici. Questo luogo è un’aula verde e un patrimonio ambientale incontaminato.
Dopo la visita, tornerete da dove siete venuti, ed al bivio vi dirigerete verso Agugliano e, dopo aver superato un grande Supermercato, girate a destra verso Castel d’Emilio.
Il piccolo castello è una frazione di Agugliano, situato sopra un colle a 156 metri di altezza, ed ha una storia antica. Nel XIII secolo faceva parte della Marca di Ancona ed era sotto il dominio dello Stato della Chiesa. Nel 1516, dopo alterne vicende e liti con Camerata Picena, fu raggiunto un accordo per delimitare i confini delle due comunità. Castel d’Emilio da comunità indipendente nel 1685 divenne suburbio della comunità di Ancona, e ciò fino al 1808 quando, sotto il dominio del Regno Italico di Napoleone, il Governatore separò il castello da Ancona aggregandolo ad Agugliano. Tante vicissitudini nel tempo portarono molti cambiamenti (se volete approfondirli consultate la pubblicazione “Agugliano le immagini – le opere – i giorni” scritta da Paola Romiti, edita, nel 1988, dal Comune di Agugliano). Nel 1924 viene riconosciuta legalmente la “Società di Mutuo Soccorso” e ancora oggi il bel fabbricato è visibile nella piazza maggiore fuori delle mura del castello, di fianco alla bellissima chiesa di S. Maria delle Grazie. Oggi nella piccola comunità vi abitano oltre ai residenti anche una nutrita schiera di villeggianti, proprietari di abitazioni che trascorrono giornate di riposo tra le mura dell’antico castello.
Durante l’estate (primo sabato e domenica successivi al Ferragosto), viene organizzata la “Festa del Castello” e, per l’occasione viene offerta una “pizza rustica” (cipolla e rosmarino) cotta in un forno sito all’interno del paese, che in passato veniva usato per cuocere il pane di tutta la comunità.
Dopo la visita proseguirete in direzione di Camerata Picena e dopo pochi chilometri vi troverete di fronte al castello del Cassero, risalente all’anno 1375, in soddisfacenti condizioni strutturali. Proseguirete ancora ed arriverete a Camerata Picena, che sorge maestosa sulla destra del fiume Esino. Nel Medioevo la posizione del castello era considerata, a dir poco, strategica, essendo il Castello posto al confine tra la terra di Ancona e quella di Jesi. Il dominio di Ancona su Camerata Picena cessò nel 1816 a seguito della restaurazione Pontificia divenendo, così, indipendente. Oggi il paese è intatto come un tempo ed è circondato dall’antica cinta delle mura, con un unico ingresso carrabile e una serie di camminamenti sotterranei, riportati alla luce e ristrutturati dall’Amministrazione Comunale, e resi così percorribili.
La manifestazione più importante di Camerata Picena è “Arte nel Borgo” (mese di agosto) che offre, oltre ad alcuni spettacoli, anche mostre d’arte di rilevante importanza.
Dopo la visita a Camerata Picena scendendo in direzione delle Piane di Camerata Picena, al bivio girerete a sinistra per Agugliano, Polverigi, Osimo. A Borgo Ruffini una deviazione che vi porterà ad Agugliano. La cittadina ha un glorioso passato ed il suo nome deriva dal nome del proprietario delle terre su cui è stato edificato il Paese. Il toponimo si collega alla distribuzione delle terre a quei soldati che avevano combattuto nelle armate dell’imperatore Cesare Augusto. Ai soldati di grado superiore venne assegnata una qualità di terra migliore e siccome la terra era adatta per l’allevamento del bestiame, da cui derivava sicura ricchezza, il terreno venne chiamato ” fundus “ da fundus Aquilius nel corso degli anni divenne Aquilano, poi Aquigliano, fino a chiamarsi Agugliano. Nel XIII secolo Ancona fece costruire il Castello di Agugliano e nello stesso periodo quello di Castel d’Emilio. Agugliano fu un avamposto di Ancona e subì un’infinità di attacchi e scorribande perpetrati dalle feroci bande mercenarie che agivano in quegli anni. Il 23 gennaio del 1551 ottenne l’autonomia da Ancona e nel 1861 ci furono le prime elezioni comunali. Oggi Agugliano sta attraversando un’importante fase di espansione, ma il suo centro storico in parte integro, va comunque visitato.
Vi recherete in piazza Vittorio Emanuele II dove parcheggerete l’auto per proseguire a piedi. In via Leopardi, si trova il bel Palazzo comunale ed alla sua sinistra la chiesa del S.S. Sacramento. A fianco della chiesa attraverserete una vecchia porta e vi troverete nell’antico centro storico e, in piazza della Vittoria, ammirerete la chiesa parrocchiale S. Maria di Nazareth. Tornati in piazza, in via Leopardi noterete dei piccoli giardini in lieve salita ed il monumento ai caduti e dispersi della guerra 1940/44.
Usciti dal paese prenderete la strada per Polverigi che dista solo quattro chilometri da Agugliano. Nell’antichità il territorio su cui sorge Polverigi, a causa della sua natura sabbiosa prese il nome di Polvericci ed era poco abitato e coperto in gran parte da boscaglia. Dopo l’anno mille dei monaci Avellaniti si trasferirono nel luogo dell’attuale Polverigi e vi fondarono la chiesa di San Antonino. Sempre in quegli anni iniziarono i lavori per la costruzione del Castello, che terminarono nel 1202. Con il passare degli anni il castello fu spesso soggetto ad aggressioni durante le guerre tra Guelfi e Ghibellini e nell’anno 1323 ci fu una tremenda strage di abitanti. In conseguenza del fatto di sangue nel 1324 Polverigi si mise sotto la protezione di Ancona, negli anni a venire la storia del Paese seguì quella di Ancona senza segnare eventi particolari tranne un saccheggio del castello nel 1517 per opera di Ludovico da Fermo. Oggi Polverigi è una ridente e laboriosa cittadina e centro del Festival internazionale Inteatro, che, collateralmente organizza conferenze, seminari e studi sulla ricerca teatrale.
Dalla strada presa da Agugliano giunti ad un bivio, girerete a destra transitando per via Guglielmo Marconi e, quando al termine della grande mura di sostegno della villa e del parco comunale Nappi, sulla vostra destra, vi fermerete a visitare la chiesa del S.S. Sacramento (XIV secolo), ricca di opere d’arte che, solo recentemente, sono state oggetto di studi e restauri, come il bellissimo organo del XVIII secolo. Continuando vi troverete in piazza Umberto I, dove dovrete fermare l’auto per proseguire a piedi la visita del castello. Sulla piazza noterete subito il bel Palazzo comunale ed un passaggio alla sua destra: oltrepassatelo e vi troverete in piazza Mario Albertini, da dove potete proseguire per visitare il suggestivo centro storico con la sua piccola piazzetta (piazza Ragnini) con al centro una curiosa fontana. Polverigi è una cittadina molto vitale, basti pensare alle tante manifestazioni che presenta ogni anno. Per citarne alcune: Aspettando il Maggio, La Passione, La Festa delle Streghe, La Rassegna Inteatro, le Sagre dell’oca, della porchetta, dello stoccafisso, e di San Martino. Con la speranza di averle descritte tutte: buon divertimento.
Usciti da Polverigi, vi dirigerete verso Santa Maria Nuova che dista circa 11 Km. Percorrerete un itinerario stupendo attraverso i centri di Rustico, Monti, Collina e il classico paesaggio collinare marchigiano; giungerete – così - a Santa Maria Nuova, un tempo chiamato castello di Santa Maria delle Ripe e che nel XIV secolo cambiò il nome con quello attuale. Arrivati nella cittadina, in piazza Magagnini vedrete il monumento ai caduti e la chiesa di Sant’Antonio da Padova al cui interno oltre ad un organo meccanico del 700, è esposta una tela del Bellini raffigurante la Madonna col Bambino. Percorrete poi corso Garibaldi dove a destra noterete un torrione (ricostruito) oggi sede degli uffici del comune. Nella via parallela (via Porta lombarda) troverete un altro torrione con la parte superiore riedificata. I torrioni compreso quello situato in via IV novembre, le mura Boreali e Orientali sono ciò che rimane dell’antico castello di Santa Maria Nuova. Proseguirete per corso Garibaldi dove ammirerete la chiesa di San Giuseppe (fine XVIII secolo); più avanti, entrando in piazza Mazzini, troverete il Palazzo comunale.
Durante la stagione estiva a Santa Maria Nuova si svolgono feste, fiere e sagre; la festa del Santo patrono (Sant’Antonio da Padova) ricorre il 13 giugno.
Usciti dalla cittadina, vi dirigerete verso Collina da dove la città di Filottrano dista circa 10 Km. Presa la deviazione arriverete ad un bivio, girerete poi, a destra per giungere a Filottrano. (In questo punto potrete fare, se volete, una deviazione: imboccando la strada verso Osimo, circa tre Km. dopo, potrete vedere il Pietrolone, che è probabilmente, quello che resta di un monumento funerario romano e, proseguendo ancora per altri cinque Km, poco prima di entrare nell’abitato di Case Nuove, sulla destra, in via Molino San Polo, oltrepassato il fiume Musone, troverete il mulino fortificato (privato) di San Polo del XV secolo).
Filottrano è un centro dalla storia millenaria, con presenza di civiltà picena e successivamente di civiltà celtica. La città di Filottrano sorge attorno all’anno Mille e il suo nome deriva da Ottrano, un personaggio longobardo. Nel XV secolo - per motivi di confine – si verificarono numerosi scontri con Osimo liberandosi dal lungo dominio. Per questo motivo la prima domenica di agosto si celebra “La Contesa dello Stivale”, stupenda rievocazione storica a ricordo di tale liberazione.
Arrivati a Filottrano troverete in piazzale XI febbraio la chiesa di Santa Maria Assunta (1679) e da una porta di accesso, dopo aver percorso un breve tratto di via Roma, vi troverete in piazza Cavour dove, oltre alla torre dell’acquedotto, c’è il bellissimo Palazzo comunale del XVI secolo in stile bramantesco. Proseguendo per via Roma vi imbatterete nella chiesa di San Michele Arcangelo (XVIII secolo) dell’architetto Giuseppe Fontana con stucchi del Varlè. Da via Roma proseguirete per via Leopardi dove si erge la chiesa di San Francesco (XVI secolo) con ampliamenti e decorazioni ottocentesche –opere di Morganti-Ramazzani- con coro ligneo e balaustra in marmo. All’angolo di via Leopardi entrando in via San Francesco noterete un portale del XV secolo, donato da Tommaso B. Gentiloni alla chiesa di San Rocco, la cui facciata è stata successivamente inserita nella nuova chiesa. Da via Leopardi proseguirete per via Carlo e Nello Rosselli dove troverete la chiesa di Santa Maria degli Angeli (XVII secolo) con decorazioni di Filippo Starnari. Proseguendo entrerete in piazza Garibaldi e in corso del Popolo, centro sociale e commerciale della cittadina. Dal corso sulla destra imboccherete via Mura Castellane dove potrete ammirare un torrione dodecagonale (XIV secolo). Proseguendo lungo il corso sboccherete nella centrale piazza Mazzini e di lato noterete Porta Nuova detta “Porticella” (XVIII secolo). Alla fine del corso sulla destra vi troverete in Largo Lorenzo Gasparri, con monumento ai Caduti, un parco pubblico e la chiesa di San Cristoforo Martire (XVI secolo) costruita su un preesistente tempio del 1200
n.15 – Monsano, Jesi
Dirigerete, dopo aver raggiunto la S.P.76, verso il piccolo centro, che da un’altura domina una parte della Vallesina.
Arrivati a Monsano, in piazza Gramsci troverete la chiesa del S.S. Sacramento del 1702 e la cinta muraria del castello. Da piazza Mazzini entrerete dalla porta sottostante il bel Palazzo comunale e vi troverete all’interno del piccolo castello con la chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo del 1751 al cui interno si trova un dipinto del Seicento attribuito ad Antonio Sarti. Oltrepasserete, poi, la piccola piazza e sulla sinistra, dopo aver percorso via Rastelli, uscirete dall’altra porta in piazza Gramsci.
Da Monsano ritornerete sulla S.P.76 e vi dirigerete a Jesi.
La città di Jesi ha origine antichissime: l’antica Aesis è stata l’ultimo avamposto degli umbri, e nel 247 a.C. divenne colonia romana. Nel 680 d.C. venne elevata a diocesi nel cui territorio sorgevano ventinove abbazie benedettine e camaldolesi. La città divenne libero Comune nel 1130 con un governo autonomo proprio. Durante il XII secolo vennero fortificate le mura tracciate su quelle più antiche risalenti all’epoca romana e nel 1194 nacque nel cuore della città l’Imperatore Federico II di Svevia, che, in seguito, donerà a Jesi il titolo di Città Regia.
Per anni la storia politica della città sarà legata a Federico II ed ai suoi figli. Nel 1447 Francesco Sforza cedette Jesi al Papa e nel 1797 le truppe napoleoniche entrarono in città. Nel 1808 con l’annessione delle Marche al Regno di Napoleone, Jesi divenne un capoluogo di distretto del Dipartimento del Metauro. Il 15 settembre del 1860 i bersaglieri entrarono nella città e, solo dopo la battaglia di Castelfidardo avvenuta cinque giorni dopo, venne sancita la definitiva unione di Jesi al Regno d’Italia.
Arrivati nella città di Jesi, provenendo dalla S.P.76, seguiterete le indicazioni per il centro e dopo aver percorso viale del Lavoro e viale della Vittoria vi troverete nei giardini pubblici. Per visitare bene il centro, come d'altronde tutti gli altri itinerari consigliati, è indispensabile che proseguiate a piedi. Dai giardini percorrendo via Cavallotti vi troverete di fronte al maestoso Arco Clementino (XVIII secolo) eretto in onore di Papa Clemente VII; oltrepassate l’arco e sbucherete nel centralissimo corso Matteotti. All’inizio del corso troverete l’ex Orfanotrofio femminile del 1777 e l’edificio del Nuovo Ospedale, inaugurato nel 1787. Proseguendo vi imbatterete nell’ex convento di Santa Chiara (XVIII e XX secolo) e nel Palazzo Mereghi, ex convento delle Benedettine di S. Anna (XVIII e XIX secolo) e, in piazza Pergolesi, nella chiesa di S. Nicolò (XII e XIII secolo) con portale gotico del XIV secolo. A fianco della chiesa si erge il suggestivo monumento in onore di Gianbattista Pergolesi: il grande musicista nato a Jesi il 4 gennaio del 1710 e morto a soli ventisei anni dopo una vita breve ma artisticamente intensa, a lato della piazza il Santuario della Madonna delle grazie (XVIII secolo).
Proseguendo - sempre lungo il corso - troverete il Palazzo dei Convegni con adiacente la chiesa di San Giovanni Battista o di San Filippo, risalente al XII e XVII secolo, che conserva all’interno un affresco del “Sangue Giusto” (XIV secolo). Da corso Matteotti, deviando per la breve via Baligani, vi troverete di fronte a Palazzo Pianetti (XVIII secolo) sede della Pinacoteca Civica. Proseguendo in direzione di piazza della Repubblica, centralissima piazza, ammirerete lo stupendo teatro Pergolesi, eretto nel 1796 da un progetto di Francesco Maria Ciaffaroni, oggi uno dei maggiori templi della lirica italiana ed anche la chiesa dell’Adorazione o della Morte ed il Palazzo Magagnini (XVIII secolo). Dalla piazza attraversando l’arco del Magistrato troverete sulla sinistra, in piazza dell’Indipendenza, il Palazzo comunale (XVI e XVIII secolo) e sulla destra, in piazza Gaspare Spontini, il Palazzo Ricci (XVI secolo). Dalla piazza attraverserete il chiostro di Sant’Agostino ed arriverete in piazza Angelo Colocci, dove maestoso e stupendo, fa bella mostra di se il Palazzo della Signoria, costruito da Francesco di Giorgio Martini 1486-1498, oggi sede della biblioteca comunale e dell’archivio storico. Nella piazza ha sede il Museo Adriano Colocci; proseguendo lungo via Pergolesi e, dopo aver superato il palazzo Honorati (XVI secolo), arriverete in piazza Federico II. Al centro della piazza si erge una fontana-obelisco ottocentesca, contornata da una serie di importanti palazzi: Palazzo Ripanti (XVIII secolo), Palazzo Ghislieri (XIX secolo), Ripanti Nuovo sede del Museo Diocesano, il Palazzo Vescovile e il bellissimo, quanto singolare, Palazzo Baleani (XVIII secolo), con la balconata sorretta da cariatidi, Palazzo Floriano con attigua la ex chiesa di San Floriano e il Duomo di Jesi con facciata neoclassica, fondato nel XVIII secolo.
Usciti da piazza Federico II transiterete per via delle Terme incontrando Palazzo Malatesta (XVII e XVIII secolo) e Palazzo Marcelli Flori (XVIII secolo) e, proseguendo ancora, arriverete alla Porta dei Bersaglieri. Appena usciti dalla porta in Largo Porta dei Bersaglieri vedrete il monumento bronzeo di Federico II. La statua fu collocata nel dicembre del 1995 ed è un’opera dei maestri: Benedetto Robazza e Herman Schwahu; l’opera ha visto anche la collaborazione del Prof. Massimo Ippoliti di Jesi. Usciti dalla porta e transitando, poi, sulla sinistra lungo via Bersaglieri giungerete in via Garibaldi e, continuando, al mercato comunale. All’angolo di via Cavour, via che conduce in piazza della Repubblica, inizia la via delle mura Occidentali. Se, invece, uscirete dalla porta del Bersagliere, proseguendo sulla destra, lungo la Costa del Montirozzo, potrete godervi la suggestiva passeggiata a ridosso delle antiche mura e giungerete in via del Torrione. Procedendo ancora, potrete entrare attraverso la Porta Valle nel cuore dell’antica Jesi in questa zona ogni angolo è da visitare e da scoprire. Risalendo poi per la Costa Mezzalancia vi ritroverete in piazza della Repubblica dove ha termine l’itinerario consigliato.
Nella città diJesi nella prima settimana di maggio si svolge il Palio di san Floriano che vede la partecipazione di 21 comuni della Vallesina.
Dalla città di Chiaravalle percorrendo la S.P.13 vi dirigerete a Monte San Vito, nell’antichità chiamata San Pietro, dove la tradizione vuole sia sorta l’attuale cittadina. Arrivati in piazza della Repubblica vi recherete a visitare il Borgo di Sopra e il Borgo di Sotto, situati a ridosso della piazza. Entrerete, poi, attraverso la porta del maestoso Palazzo Malatesta, (XIV-XV secolo), oggi residenza comunale e vi troverete in via Giacomo Matteotti dove ai lati della via vedrete una serie di caratteristici vicoli. Proseguirete e in piazza San Pietro ammirerete, oltre la chiesa di San Giovanni, la chiesa Collegiata di San Pietro Apostolo, eretta nel 1753 su disegno di C. Moriconi. Tra le tele, conservate all’interno della chiesa, degna di merito è una tela attribuita alla scuola del Perugino raffigurante la Vergine col Bambino. Proseguendo per via Matteotti sbucherete nella caratteristica piazza Malatesta. Tra le manifestazioni che si svolgono durante l’anno a Monte San Vito citiamo la tradizionale Festa d’Autunno, (mese di novembre).
Vista Monte San Vito proseguirete lungo la S.P.13 in direzione di Morro d’Alba che dista appena 5 Km. Arrivati a Morro d’Alba, da piazza Tarsetti entrerete nel castello attraverso la porta d’ingresso, edificata nel 1771, e in piazza Primo Romagnoli proseguirete per il caratteristico camminamento coperto chiamato La Scarpa, risalente al XVII secolo, che sovrasta le mura castellane. Ritornerete – così - dopo il giro, in piazza Primo Romagnoli dove si ergono il Palazzo comunale (XVII secolo) la chiesa di San Gaudenzio (XVII secolo) e nell’adiacente piazza Barcaroli, il monumento ai Caduti con i giardini pubblici. Morro d’Alba è la sede del Museo della cultura mezzadrile e la patria del famoso vino: Lacrima di Morro d’Alba. La terza domenica di maggio nella cittadina si svolge la caratteristica festa del Cantamaggio.
A due Km. da Morro d’Alba troveremo San Marcello, un caratteristico castello con ancora ben visibile la cinta muraria. Prenderete per via Circonvallazione e, dopo un breve tratto di strada a ridosso delle mura, entrerete nella porta adiacente il teatro P. Ferrari. Proseguirete poi per via Marconi dove, sulla destra, in piazza Santi, oltre la chiesa parrocchiale vedrete la vecchia sede della Società operaia di Mutuo Soccorso, una storica società attiva dal lontano 1873 fino al 1968. In piazza dei Caduti troverete il monumento ai Caduti e in via Matteotti il Palazzo comunale e fuori delle mura la chiesa Santa Maria del Rosario, al cui interno conserva una croce astile della fine del XV secolo.
Da San Marcello vi dirigerete a Belvedere Ostrense distante circa quattro Km. e lungo il percorso vi fermerete a visitare il Santuario della Madonna del sole. Giunti a Belvedere Ostrense, passando per corso Barchiesi, sulla destra percorrerete il caratteristico camminamento che sovrasta la cinta muraria (XV secolo). Arriverete così in piazza San Pietro dove troverete la chiesa parrocchiale di San Pietro in stile settecentesco, opera dell’architetto fanese Ciarrafoni. Dalla piazza, proseguendo per corso Barchiesi, sulla sinistra ammirerete il bellissimo Palazzo comunale, sede del comune dal 1872, mentre, proseguendo sulla destra, arriverete in piazza Santa Maria a ridosso delle mura castellane, dove è sita la Collegiata di Santa Maria, restaurata più volte nel corso dei secoli e, in un successiva restauro (1895), venne edificato l’atrio con colonne ioniche.
A Belvedere Ostrense nel mese di novembre si svolge una caratteristica festa “Vecchi sapori d’autunno” dove, per l’occasione, vengono aperte al pubblico delle antiche taverne.
n.17 – Abbazia di Santa Maria delle Moie, Castelbellino, Monte Roberto, Maiolati Spontini
Percorrendo la S.S.76 da Jesi in direzione di Fabriano, all’uscita di Castelbellino vi dirigerete alle Moie di Maiolati Spontini, che dista circa tre Km. dall’uscita della Superstrada. Attraverserete il paese lungo la S.P.76 e, in prossimità dell’uscita, alla vostra sinistra vedrete l’abbazia di Santa Maria delle Moie. L’antica abbazia benedettina venne costruita nel XII secolo e successivamente restaurata. L’interno è a tre navate divise da pilastri a fascio, reggenti volte a crociera e a botte, terminanti con tre absidi semicircolari. Dopo la visita ritornerete in direzione della S.S.76 e seguirete l’indicazione per Castelbellino.
In piazza San Marco potrete vedere la chiesa di San Marco, costruita dal 1767 al 1787, il Palazzo comunale, dove è allestito un museo civico che conserva - al suo interno - numerose testimonianze archeologiche di epoca romana. A lato della piazza noterete di certo una loggetta rinascimentale, al tempo un vecchio mercato. Sempre dalla piazza risalirete le scalette e, attraversando la porta d’accesso al Castello chiamata “archetto”, vi troverete in via Proferno dove vedrete il teatro comunale Beniamino Gigli piccolo ma funzionante. Da piazza Belvedere Europa sarà possibile ammirare uno stupendo panorama su tutta la Vallesina. Al di fuori delle mura del paese vale la pena di visitare il bel parco comunale Villa Coppetti.
Tra le manifestazioni che si svolgono durante l’anno a Castelbellino, citiamo la Festa d’Estate che annovera manifestazioni musicali, teatrali, cinematografiche e artistiche nel centro storico (mesi di luglio e agosto).
Vista Castelbellino vi dirigerete nella vicina cittadina di Monte Roberto.
Fuori delle mura castellane, da piazza Roma, salendo per via Ponte, arriverete in piazza San Silvestro dove troverete la Chiesa di San Silvestro (XVIII secolo), che conserva al suo interno sculture lignee di Angelo Scoccianti e un crocefisso (XVI-XVII secolo). Dalla piazza, attraversando la porta castellana (XIV secolo), potrete vedere il Palazzo comunale e la chiesa di San Carlo del 1612, ricostruita agli inizi del XIX secolo, che conserva al suo interno tele di Antonino Sarti.
Uscirete dal castello e farete un giro attorno alle ben conservate mura castellane, e noterete una torre ottagonale (XIV-XV secolo). Dalla cittadina è possibile percorrere un itinerario turistico alla scoperta delle antiche fonti.
Nel mese di luglio a Monte Roberto si svolge la Festa della Banda, che vede la presenza nelle vie del centro storico di bande musicali provenienti dal territorio nazionale e dall’estero.
Da Monte Robero vi recherete a Maiolati Spontini, la cittadina che diede i natali a Gaspare Spontini, e, prima di entrare nel centro storico, sulla vostra destra vedrete il Municipio e il Teatro Spontini. Proseguirete lungo la via e troverete sulla destra la chiesa di San Giovanni dove riposano le spoglie di Gaspare Spontini e sulla tomba su di un medaglione è riprodotta l’effigie del musicista, opera di Antonio Canova. Proprio di fronte la chiesa troverete la casa dove trascorse gli ultimi anni di vita il grande musicista, spentosi il 24 gennaio 1851. Oggi la casa è sede del museo Spontiniano.
Continuando lungo la via, prima di entrate nel centro storico, all’inizio di via Marconi, sulla destra salirete le ripide scalette che vi porteranno nell’antico abitato del castello. Da piazza Matteotti scenderete per via Piave fino in piazza Maria Piccioni, uscirete dalla porta del castello e, scendendo per via Damiano Chiesa, vi troverete di fronte alla chiesa della Cancellata della prima metà del Seicento. Proseguirete sulla destra in via Nazario Sauro e, in fondo alla via, vi troverete di fronte alla casa dove nacque il 14 novembre 1774 Gaspare Spontini. Nell’anno 1939 al nome di Maiolati è stato aggiunto il cognome del grande musicista maiolatese Gaspare Spontini.
Nella cittadina si svolge, nelle ultime due settimane di luglio e la prima settimana di Agosto, Il Palio delle Contrade
Percorrendo la S.S.76, provenendo da Jesi in direzione di Fabriano, uscirete allo svincolo in direzione di Cupramontana-Monte Roberto e vi recherete in località Ponte Magno, dove, prima di girare sulla sinistra per San Paolo di Jesi, potrete fermarvi ad osservare delle singolari abitazioni costruite in terra e paglia. Le abitazioni, situate poco distanti l’una dall’altra, sono insediate nei territori comunali di Cupramontana e Monteroberto. Dopo la visita delle caratteristiche case, vi dirigerete a San Paolo di Jesi. Situata fuori del centro storico vedrete la chiesa cinquecentesca della Misericordia. Nel centro storico troverete la Bottega del vino, dove potrete degustare i vini locali, essendo la viticoltura primariamente importante per l’economia del paese, centro di produzione del rinomato vino Verdicchio.
Il caratteristico centro di San Paolo è un incanto e sono da visitare: il Palazzo comunale con la Torre civica (XVIII secolo) e la chiesa parrocchiale che ospita una tela del 1620 attribuita al Pomarancio.
A San Paolo di Jesi la festa più caratteristica (prima settimana di dicembre) è la Cavata delle Zitelle, una rievocazione storica dalle antiche origini.
Vista San Paolo di Jesi vi dirigerete verso Staffolo, denominato da sempre “Il colle del Verdicchio”
Staffolo è un altro dei centri di produzione del rinomato vino e sede di un’importante enoteca-museo dell’arte del vino. Arrivati a Staffolo entrerete per Porta Venezia e in piazza Leopardi troverete la chiesa di Sant’Egidio, dedicata al Patrono della città, costruita su una antecedente costruzione del XIII secolo di cui conserva ancora il portale. Poco distante, è sita la chiesa di San Francesco, al cui interno viene conservata una tela raffigurante la Madonna col Bambino di Federico Bellini 1575 e un organo monumentale. Proseguirete lungo via XX settembre e sulla destra vedrete il Palazzo comunale (XVI secolo), ed uscirete da Porta di San Martino (1300), demolita nel 1862 e in seguito ricostruita: è la porta meridionale della cittadina. Usciti dalla porta potrete ammirare le mura e il Torrione detto dell’Albornoz (XIV secolo).
Tra le tante manifestazioni che si svolgono a Staffolo durante l’anno, è da ricordare il premio Nazionale Verdicchio d’oro e il premio Città di Staffolo, (terzo fine settimana di Settembre) attribuito a personaggi che si sono contraddisti in campo regionale.
Dopo la visita vi dirigerete a Cupramontana che si trova al centro della zona di produzione del Verdicchio classico. Nel primo fine settimana del mese di ottobre, dal 1928 si svolge la famosa Sagra dell’uva, conosciuta in tutta Europa e meta di migliaia di visitatori. Arrivati in piazza Cavour vi recherete in corso Giacomo Leopardi dove al numero civico 58-60 potrete visitare il Museo Internazionale dell’Etichetta dove sono conservate 90000 etichette di vino, con bozzetti di autori italiani e stranieri ispirati al vino. Dopo la visita al museo ritornerete in piazza Cavour dove troverete il Palazzo comunale in stile neoclassico e la Torre civica, costruiti su disegno dell’attivissimo architetto cuprense Mattia Capponi autore di molte opere edificate non solo a Cupramontana. Attraverso l’arco posto di fianco al Palazzo entrerete in piazza IV novembre dove vedrete la chiesa Collegiata di San Leonardo in stile neoclassico e la casa natale di Luigi Bartolini incisore e poeta cuprense. Prenderete poi per via San Francesco d’Assisi oltrepasserete l’arco e, sulla destra, troverete la chiesa di San Lorenzo, realizzata nel 1787, considerata un capolavoro per la sua eleganza. Dal centro di Cupramontana vi dirigerete verso le antiche fonti della Romita per visitare il convento e, seguendo una indicazione della comunità montana dell’Esino Frasassi “itinerari turistici anello del Giano” essa vi indicherà il percorso per giungere al bosco dei Frati Bianchi. In prossimità del bosco fermerete l’auto per proseguire a piedi, e giunti ammirerete la bellezza e gli aspetti naturalistici del suggestivo bosco. Giunti in uno spiazzo, potrete ammirare ciò che resta dell’Eremo. L’Eremo delle Grotte, chiamato anche dei Frati Bianchi, è stato abitato dai Camaldolesi per oltre 400 anni ed ha una lunga testimonianza storico religiosa pressoché ininterrotta per quasi un millennio. Oggi l’Eremo si trova in uno stato d’abbandono e di degrado quasi irreversibile, a nulla sono servite le grida d’allarme e le denunce fatte negli ultimi anni per fermare quanto sta succedendo. Vi limiterete ad osservare l’Eremo da lontano senza entrare perché, come descritto, è pericolante ed è proprietà privata. Dopo la visita, tornati all’auto, potrete recarvi nella S.P. 9 che poco dopo si immetterà nella S.S.76.
n.19 - Mergo – Abbazia di Sant’Elena - Serra San Quirico – Gola della Rossa – Grotta del Vernino
Percorrendo la Superstrada S.S.76, provenendo da Jesi, dopo aver percorso circa 17 Km. in direzione di Fabriano, troverete il bivio per Mergo. Superato il passaggio a livello ferroviario con semaforo andrete dritti per Mergo. Percorrete il breve tragitto che vi condurrà nel piccolo centro situato a cavallo tra le valli dell’Esino e del Misa.
Mergo conobbe il suo sviluppo in epoca medioevale di cui ne conserva ancora l’aspetto; possiede un delizioso centro storico, quasi tutto restaurato e si presenta accogliente agli occhi del visitatore. Arrivati in piazza Leopardi, entrerete in piazza San Lorenzo, attraverso il caratteristico ingresso dell’antico castello, da qui inizierete la visita del piccolo centro e della chiesa parrocchiale di San Lorenzo di forme settecentesche. In via Cesare Battisti, sotto le mura, si erge un singolare monumento ai Caduti.
Le manifestazioni a Mergo si svolgono nei mesi di luglio e agosto con una rassegna teatrale e musicale e, a novembre, con “San Martì all’Angeli”, appuntamento gastronomico agli Angeli di Mergo e Mergo paese.
Dopo aver visitato Mergo, vi recherete sull’altra sponda del fiume Esino per visitare l’Abbazia di Sant’Elena (privata). Dedicata alla madre di Costantino, fu fondata da San Romualdo tra il 1005 e il 1009, divenne una delle abbazie più potenti della Vallesina e conserva ancora una parte delle opere di fortificazione che la circondavano. Visitata l’abbazia, ritornerete sull’altra sponda dell’Esino per recarvi a Serra San Quirico. Le origini dell’attuale Serra San Quirico sono antichissime: dapprima gli etruschi, i romani poi, per il controllo della Gola della Rossa, fondarono un insediamento che, in seguito, divenne un villaggio. Fu in seguito, distrutta dalle invasioni barbariche e, solo intorno all’anno 950, San Romualdo fece costruire la chiesa di San Quirico, la quale diede fiducia alle genti, ridando così l’impulso per la rinascita del nuovo villaggio. Per intervento dello Stato pontificio nel XII secolo il villaggio venne fortificato e ancora oggi il centro storico ne conserva le origini. Sopra il giro di mura che recinge il centro storico, sovrastano le abitazioni, creando una particolarità: le Copertelle cioè dei passaggi coperti lungo le mura. Dall’ex chiesa di Santa Maria del mercato - oggi teatro comunale - situata fuori delle mura, entrando sulla sinistra del centro storico attraverso le Copertelle, arriverete alla sommità del paese dove troverete la torre di difesa principale chiamata Cassero. Percorrendo archi, volte e scalette, in ogni angolo del centro storico di Serra San Quirico vedrete qualcosa di interessante come: la chiesa di Santa Lucia del 1281, distrutta da un terribile terremoto e poi ricostruita nel 1650 in stile Barocco e la piazza della Libertà che è stata ed è tutt’oggi il centro della vita sociale ed economica del paese. A Serra San Quirico è stata allestita, nell’ex convento di Santa Lucia, la Cartoteca Storica Regionale, un patrimonio storico del territorio regionale dalle origini della sua configurazione fino al 1860.
Molte sono le manifestazioni culturali che si svolgono durante l’anno, prima tra tutte la Rassegna Nazionale teatro della scuola (aprile-maggio), il Paese dei balocchi (luglio-agosto) che vede la presenza di migliaia di bambini che ritrovano il gusto del gioco fine a se stesso, il premio internazionale d’arte “E. Casoli” (luglio-settembre), la rassegna di canti natalizi (dicembre), il paese presepio (dicembre-gennaio): rievocazione storica del presepe che viene rappresentata sotto le Copertelle dai volontari serrani.
Visitata Serra San Quirico, riprenderete la Superstrada in direzione di Fabriano, per visitare la Gola della Rossa e la Grotta del Vernino. Superate le gallerie stradali, uscirete allo svincolo per Camponocecchio-Genga e, superati gli abitati di Falcioni e di Pontechiaradovo, il successivo passaggio a livello delle ferrovie e, infine, un ponte proseguirete alla vostra destra ed arriverete nei pressi dell’entrata della gola, ma qui il passaggio non è consentito.
Le cave qui presenti, sono una realtà del territorio e, anche se non sono belle da vedere, creano grandi danni all’ambiente: molta dell’economia locale deriva proprio dal lavoro delle cave. Per motivi di sicurezza, non è possibile transitare lungo la strada della gola, tuttavia da questo punto il paesaggio è stupendo e non occorre rischiare per ammirare le bellezze della gola.
La Gola della Rossa deriva dall’erosione millenaria delle acque ed è uno spettacolare scenario di rocce che dominano su una remota via di transito. Si sviluppa per due chilometri tra i monti Revellone, monte Murano e monte Vernino. Parcheggiata l’auto prenderete il sentiero n.107 A che vi condurrà nella valle del Vernino, poi salendo troverete sulla destra il sentiero n.107 B che vi condurrà alla preistorica grotta del Vernino, che si sviluppa in piano per una lunghezza di circa trecento metri. Entrare in grotta è pericoloso se non si ha esperienza e non si usano determinati accorgimenti come un idoneo abbigliamento. Rispettate l’ambiente e non asportate i materiali della grotta come souvenir.
Percorrendo la Superstrada S.S.76 provenendo da Jesi in direzione di Fabriano, dopo aver superato le gallerie stradali della gola della Rossa, prenderete la deviazione a destra che vi condurrà, dopo aver superato l’abitato di Camponocecchio, a San Vittore di Genga. Prima di arrivare a San Vittore, una strada sulla destra, posta alla fine di una curva, sale fino al paese di Pierosara, oggi un piccolo centro, ma un tempo il potente Castelpetroso. Posizionato strategicamente tra la Gola della Rossa e la Gola di Frasassi, fu sede di castaldato longobardo.
In zona parcheggerete l’auto e visiterete a piedi il castello percorrendo le piccole stradine fino a giungere sulla sommità del borgo dove vedrete una torre che domina su tutta la valle. Da Pierosara è possibile fare una escursione al foro degli Occhialoni, ma occorre essere muniti di scarpe ed abbigliamento idonei. Ai margini del centro storico, tra lo spiazzo antistante il parcheggio di un ristorante e una piccola chiesa percorrerete il sentiero n.117 che, dopo pochi minuti, incrocia il sentiero n.139, voi proseguirete attraverso la pineta. Arrivati in un piccolo spiazzo, il sentiero attraversa un fosso tramite un passaggio posto sotto una parete di rocce friabili, quindi, prosegue a mezza costa lungo il versante est di monte Frasassi. Superato il bivio che sulla destra conduce al landrone della Grotta del Mezzogiorno, il sentiero sale ripido nel bosco e dopo pochi minuti vi troverete agli Occhialoni. In questo punto potrete ammirare il foro da cui si vede l’entrata delle Grotte di Frasassi. Sulla sinistra un piccolo sentiero porta in prossimità di alcuni gradini rocciosi che conducono su una sottile cresta che precipita sulla gola di Frasassi: questo è il cuore del Parco naturale della Gola della Rossa e di Frasassi dal quale potrete ammirare uno stupendo panorama in tutte le direzioni. Proseguire oltre è pericoloso perciò tornate a Pierosara per recarvi a San Vittore. Giunti a San Vittore di Genga, luogo noto per le sue salutari terme, non potrete fare a meno di visitare l’abbazia di San Vittore alle chiuse, uno dei monumenti romanici più importanti delle Marche. L’origine dell’Abbazia è incerta, probabilmente sorta nell’XI secolo presenta nella facciata un androne ogivale chiuso tra una torre ed un campanile tronco; l’interno ha una pianta centrale divisa da grandi colonne in tre navate e coperta da una cupola emisferica. Presso la Chiesa, nei locali dell’antico convento, è stato allestito un museo Speleocarsico dove è esposto un lastrone di roccia vecchio di 150 milioni di anni contenente i resti di un Ittosauro, venuto alla luce durante i lavori per la costruzione della galleria stradale di Gattuccio. Sempre di fronte alla chiesa di San Vittore troverete il famoso ponte edificato in epoca romana sul quale si erge una torre risalente al XIII secolo. Questo territorio, oltre ad essere un grande contenitore di alti valori naturalistici e faunistici, di arte e storia, e di insediamenti termali, possiede anche le celebri grotte di Frasassi conosciute ed apprezzate in tutto il Mondo: di fatto è il complesso speleologico più importante d’Italia.
La cavità maggiore, chiamata Grotta Grande del vento, nel 1971 fu scoperta dal gruppo speleologico marchigiano del CAI di Ancona. Oggi, per consentire ai visitatori l’accesso alle grotte, sono stati realizzati dal Consorzio di Frasassi dei comodi camminamenti artificiali e una suggestiva illuminazione che mette in risalto le spettacolari bellezze naturali di tutte le sale. Perciò, arrivati a San Vittore, non potrete fare a meno di visitarle. Viste le grotte, attraverserete la gola assaporando tutti i suggestivi scorci che offre il fiume Sentino e vi dirigerete verso Genga.
Vi fermerete quando troverete un’area di sosta e prenderete il camminamento che sale alla vostra destra e, dopo pochi minuti, vi troverete nella grotta di Frasassi, dove sorge il Santuario, in forma ottagonale, dedicato alla Beata vergine di Frasassi. Il tempietto venne fatto erigere da Papa Leone XII della Genga nel 1828, su progetto di G. Valadier. Ogni anno nella grotta si rappresenta un magnifico presepio vivente.
Vista la Grotta di Frasassi, uscirete dalla gola e vi troverete a Pianello di Genga, da questo punto potrete dirigervi o verso Genga, valle Scappuccia, Sassoferrato oppure a Fabriano.
n.21 - Lago Fossi, Valle Scappuccia, Genga, Sassoferrato
Usciti dalla gola di Frasassi ed arrivati a Pianello di Genga, vi dirigerete verso Sassoferrato; ad un certo punto troverete un bivio che, sulla destra, vi porterà a Genga, Rocchetta e Valle Scappuccia. Appena superato il bivio sulla destra, proprio di fronte ad un albergo-ristorante, la strada vi condurrà al Lago Fossi, un bellissimo laghetto con relativo campeggio. Proseguendo per la stradina ed oltrepassando l’abitato di Fossi, dopo pochi minuti, arriverete sulla strada provinciale. Con una manovra un po’ azzardata girerete a destra e dopo trecento metri, noterete sulla sinistra una tabella del Parco naturale della Gola della Rossa-Frasassi, con accanto un’ Edicola sacra, a questo punto vi troverete di fronte all’accesso per Valle Scappuccia e, per visitarla, dovrete attraversare la suggestiva forra. Il nome Valle Scappuccia deriva dal torrente omonimo che l’attraversa. La piccola ma suggestiva valle è protetta da una serie di monti come il monte Picco, il monte Termine e il monte Piano. Per il suo particolare clima, la valle è un contenitore di grandi valori naturalistici e faunistici come l’importante presenza della salamandrina dagli occhiali.
Visitata Valle Scappuccia, all’uscita della valle riprenderete la strada andando a destra e vi recherete a Genga.
Il Castello di Genga apparteneva all’abbazia di San Vittore e, nell’anno 1090, fu venduto ai figli di Alberico. Nel 1216 il Castello fu sottomesso a Fabriano e i Conti Della Genga più volte cercarono di riacquistare la propria autonomia; anche se, sempre sotto il controllo di Fabriano, i conti mantennero il Castello fino al 1816. Tra i valorosi guerrieri dei Conti Della Genga spicca Annibale che nel 1823 divenne Papa con il nome di Leone XII.
All’interno del paese, in piazza San Clemente, al numero civico 2, troverete il museo di arte sacra, un piccolo museo con notevoli oggetti d’arte che vanno dal XV al XVIII secolo. Sempre in piazza e nelle vie laterali, noterete una caratteristica particolare: quasi tutte le costruzioni del paese sono state edificate direttamente sulla roccia di Scaglia rossa, un tipo di formazione rocciosa presente nella zona. Proseguendo per le piccole vie, in piazza Leone XII troverete la sede del Consorzio di Frasassi, la biblioteca per i ragazzi e l’informagi