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Navigando dal porto di Ancona fino al
porto di Numana
Il Passetto è una parte
importante del Parco Naturale del Conero, perciò, provenendo dal porto di
Ancona, inizieremo da questa baia la nostra navigazione, costeggiando tutta
la riviera del Conero fino al porto di Numana, e cercando di descrivere
tutto quello che riusciremo a vedere.
Superato
il Cantiere navale, noterete un numeroso insediamento di caratteristiche
grotte, sottostanti le Rupi di Gallina e il neo Parco del Cardeto e, subito
dopo lo sperone di roccia, vedrete una piccola cavità naturale profonda
pochi metri, comunemente chiamata la “Grotta Azzurra”; di seguito poi
vedrete una scogliera naturale e tutta la costa del Passetto come era un
tempo, prima degli insediamenti umani.
Lungo la
scogliera noterete anche un riquadro sugli scogli, chiamato il Quadrato, un
luogo dove oggi gli appassionati del mare si esibiscono in tuffi, ma dove un
tempo nelle sue vicinanze vi era situata una grande Pesca con palafitte
annesse.
Subito
dopo il Quadrato vi troverete di fronte a quello scoglio dalla strana forma
chiamato la “Seggiola del Papa”, che è senz’altro lo scoglio
più amato dagli anconetani. Nei pressi si trovano una vasca naturale
chiamata la “Vaschetta” e il “Canalaccio”, un piccolo canale che
porta in mare aperto. Sono questi i luoghi dove gran parte degli anconetani
ha imparato a nuotare: i primi approcci con il nuoto avvenivano, e tutt’ora
avvengono, nella Vaschetta, raggiunto poi un livello accettabile, si passava
al Canalaccio, dove l’acqua è più alta, per arrivare poi a nuoto fino al
“Paletto”.
Navigando, noterete le caratteristiche grotte, uniche nel loro genere in
tutta la costa adriatica.
Le prime
furono scavate nel lontano 1889 dai pescatori con la funzione di ricovero
delle attrezzature da pesca e delle barche e, ancora oggi, con la pesca
praticamente molto ridimensionata, i figli e i nipoti di quei “pionieri” non
riescono a fare a meno di trascorrere dei periodi di tempo nella baia,
facendo manutenzioni e conversando con il vicino di grotta, ricordando le
belle storie del passato e i tanti problemi del presente.
Poco più
avanti troviamo l’imponente struttura dell’ascensore, da poco completamente
ristrutturata, e la grande scalinata, (i cui lavori furono completati
probabilmente nell’anno 1948) che sale fino al tempio a 8 colonne doriche in
pietra d’Istria, che, maestoso nel suo bianco candore, simboleggia i caduti
di tutte le guerre.
Il
Monumento ai Caduti, progettato dall’Architetto anconetano Guido Cirilli, fu
inaugurato il 3 Novembre dell’anno 1932.
A sinistra della scalinata
troviamo due stabilimenti su palafitte e, subito dopo un breve tratto di
costa senza insediamenti, un altro agglomerato di grotte (Passetto sud) e
sulla sinistra noteremo un grande smottamento di terreno causato da una
grande frana nel novembre del 1998.
Proseguendo la nostra
navigazione, osserviamo una scogliera semisommersa sottostante le rupi di
Pietralacroce e, subito dopo la Baia, la “Valletta” dove vi sono insediate
una serie di grotte utilizzate dai pescatori come ricovero per le barche: le
origini di alcuni di questi insediamenti artificiali risalgono ben al
lontano 1850.
Tutt’attorno alla Baia
sono visibili una serie di scogli chiamati nell’ordine: Scoglio dei Gamberi
e Scoglio Lungo, posti di fronte alla scogliera semisommersa; mentre sulla
sinistra della Baia scorgiamo lo Scoglio Sirolo, le Tre Pozze, lo Scoglio
Grande, i Quattro Sassetti, il Quadro e lo sperone della Scalaccia, da dove
un sentiero porta fino al cimitero di Pietralacroce.
Sotto allo sperone della
Scalaccia, sono visibili un insidioso cunicolo, creato dall’erosione marina,
che ha termine dopo quindici metri di pericoloso percorso, e sulla sua
sinistra lo scoglio del Fico, mentre la baia che segue viene comunemente
chiamata Baia del Campo del mare, alla cui sinistra si trova lo scoglio del
Cavallo, denominazione che comprende anche una secca.
Superato lo scoglio,
troviamo una serie di bianchi scogli, chiamati la Scogliera e proseguendo
ancora, la Baia della Vecchia, con degli insediamenti di grotte ed un
sentiero che sale fino a monte Venanzio.
Dalla baia, procedendo
sempre via mare in direzione dello Scoglio del Trave, subito dopo aver
superato l’ultima grotta, troviamo uno scoglio chiamato l’Emerso, il cui
nome deriva da un’antica e suggestiva leggenda la quale narra che una notte,
improvvisamente, la formazione rocciosa emerse dall'acqua, senza che si
fosse verificato alcun evento sismico: da questa tradizione orale deriva
appunto l’appellativo di Emerso.
Troviamo poi altre grotte,
tra le quali un sentiero sale fino all’abitato della Vedova, e una serie di
scogli chiamati i Draghetti, costole sottili di roccia perfettamente
parallele, così chiamati per le curiose e strane sembianze che hanno
osservandoli.
Andando ancora avanti,
arriviamo di fronte al Monte dei Corvi dove il sentiero della Sardella sale
fino alla SP 1 del Conero e, subito dopo, proprio di fronte a quel piccolo
gruppo di capanne dei pescatori, troviamo i Campani, cioè un piccolo gruppo
di scogli affioranti sopra ad una conformazione rocciosa sommersa chiamata
le Mesole, in linea con lo scoglio del Trave.
Subito dopo c’è lo Scoglio
del Trave che scende a 45° dal Monte dei Corvi e si riversa in mare
prolungandosi per un chilometro: la caratteristica formazione rocciosa è
visibile a fior d'acqua, per circa 450 metri, perciò occorre stare molto
attenti mentre ci si accinge a superare lo scoglio con un’ imbarcazione.
Molte sono le leggende sullo
scoglio del Trave: una relativa alla traslazione miracolosa della Santa Casa
di Loreto, narra che la costruzione, sorretta dagli angeli, si fermò proprio
su questo scoglio, per un’ultima sosta prima di giungere a destinazione.
Un’altra leggenda narra che
in un tempo molto lontano lo scoglio avrebbe collegato le due sponde
dell'Adriatico, poi il susseguirsi di fenomeni naturali avrebbe interrotto
tale collegamento, lasciando di conseguenza lo scoglio come un lungo ponte
crollato sul mare.
Sulla sinistra del Trave
noterete un muro di terra grigia franosa chiamata i Colombacci (aula
geologica) e, subito dopo, una serie di scogli e di rocce color marrone
contenenti bitume e cristalli di gesso. Di fronte, in mare, emerge uno
scoglio chiamato di Caldarola.
Navigando in direzione di
Portonovo troviamo la bellissima spiaggia di Mezzavalle, dove due sentieri
salgono fino alla SP 1 del Conero, e, ancora più avanti una serie di scogli,
proprio sotto il monte della Croce, dove un tempo transitava la vecchia
strada che portava a Portonovo; tra quegli scogli, fino a non molti anni or
sono, veniva effettuata la pesca dei Balleri, datteri di mare che riescono a
perforare la marna morbida grazie al loro guscio zigrinato e alle secrezioni
acide che sciolgono la componente calcarea delle rocce. Oggi, la pesca di
questi molluschi è tassativamente proibita.
Arriviamo così a Portonovo,
esclusiva meta balneare, dove la prima cosa che certo noterete è che la baia
si è formata in seguito ad una grande frana, mai documentata dalla cronaca
storica, avvenuta in epoca remota ed espansa dall'attività estrattiva
presente fino agli anni 50 in tutta la zona costiera. Ma questa è storia del
passato.
Oggi Portonovo è una
prestigiosa località balneare conosciuta in tutto il Mondo, con alberghi
esclusivi e rinomati ristoranti con una serie di servizi balneari
efficientissimi.
Sulla baia fanno bella
mostra di se, il Fortino napoleonico, la Torre di Guardia e la chiesa
romanica di Santa Maria di Portonovo.
Oltre la chiesetta notiamo
il tratto di costa fino allo Scoglio della Vela. Lo scoglio viene così
chiamato per la sua curiosa forma. Alcuni però lo chiamano “ Trovelò ”,
termine che viene spiegato in due modi: il primo, perché somiglierebbe ad
una “Trivella”; il secondo, perché alcuni pescatori avrebbero “ trovato ”
uno scoglio in mare franato dal monte. Altri lo chiamano “Oronzo vergine”,
termine quest’ultimo di oscura derivazione. Il nome "scoglio della Vela" è
comunque molto più appropriato e poi “sa più di mare”.
Oltre la Vela, superato il
Puntone che interrompe il tratto costiero, troviamo la Spiaggiola che è un
approdo protetto, una delle tante piccole e spettacolari insenature
conquistabili solo dal mare, territorio indiscusso dei naturisti.
A sud della Spiaggiola
troviamo il tratto di costa chiamato il Lavatoio o l'Ospedale, per il
candore delle sue bianche e maestose rocce e, proseguendo, vediamo il tratto
di costa chiamato dei Sassi Bianchi e, poco più avanti, l'omonima spiaggia
che un tempo veniva chiamata anche Valle Ombrosa, perché illuminata dal sole
per poche ore al giorno.
Da questa spiaggia,
superato lo sperone di roccia, giungiamo alla spiaggia dei Forni, che appare
come una breve mezzaluna incastonata tra rocce imponenti, tra innumerevoli
cavità che si sono formate a causa dell’erosione marina, chiamate appunto i
Forni.
Dopo la spiaggia dei
Forni, chiamata da alcuni anche spiaggia dei Gabbiani, proseguendo notiamo
le vestigia del molo Davanzali e, sulla sua destra, un tempo non troppo
lontano, vi era posizionata la famosa Grotta degli Schiavi, una grotta il
cui toponimo è scritto in tutte le carte, ma che oggi non esiste più.
Poco più avanti sono ancora
molto evidenti le vestigia degli insediamenti dei cavatori. Proseguiamo
ancora fino ad arrivare di fronte agli splendidi scogli delle Due Sorelle,
posti tra il Puntone minore e la baia appunto delle Due Sorelle.
Oggi, nella baia approdano
barconi carichi di turisti attratti da un luogo selvaggio ed unico, tra i
più belli dell’Adriatico; con la sua acqua limpida e cristallina, la baia è
tra le più conosciute mete balneari di tutto il territorio nazionale e non
solo.
Dalla baia è possibile
risalire un sentiero fino alla vetta del monte, o fino a Sirolo attraverso
il Passo del Lupo: questo percorso nel passato fu ricavato dai cavatori del
Conero.
Sulla sinistra della baia
troviamo il Puntone Maggiore, chiamato anche Front’alto, dove, nel punto di
contatto con il mare, è ben visibile la particolare conformazione rocciosa
chiamata i Libri.
Superato il Puntone
Maggiore, a ridosso del Passo del Lupo troviamo la spiaggia delle Vellare,
un nome che deriva dalla caratteristica graminacea chiamata comunemente
Tagliamani, pianta presente in moltissimi esemplari in questo versante.
Superata la spiaggia,
troviamo la cosìdetta Punta del monte, cioè la punta estrema del massiccio
del Conero più avanzata verso mare e un conseguente tratto di costa con
fenditure aperte sul mare scavate dalla continua erosione marina e, inoltre
subito dopo in un’ampia zona situata tra il monte e il mare, notiamo le
vestigia di vecchie costruzioni del “Moletto” o “Pontile”, un vecchio punto
di attracco di barconi dei cavatori.
Subito dopo troviamo un
gruppo di placche lisce che scendono verso il mare, con una serie di
fenditure che ne interrompono la quasi regolarità e, proseguendo, un tipico
paesaggio litoraneo con una spiaggia che sembra fatta di confetti, dove,
sottostante ad una serie di rocce rosate, un tempo vi erano insediate alcune
fornacI per la calce. Proseguendo ancora, poco più avanti troviamo un
piccolo gruppo di scogli affioranti, comunemente chiamati gli Orsetti, per
la loro forma particolare.
Arriviamo così alla
spiaggia dei Sassi neri, meta prediletta dai praticanti del naturismo e a
quella di San Michele, famosa spiaggia del Conero e vanto della cittadina di
Sirolo; subito dopo vediamo la Punta di Ferri o Punta di Giacchetta che
prende il nome dall’omonimo scoglio situato oltre la scogliera frangiflutti.
Si arriva così di fronte
alla spiaggia Urbani dove potrete osservare la cavità conosciuta come Grotta
Urbani, scavata naturalmente nella marna e la prestigiosa spiaggia Urbani.
Il molo artificiale della
spiaggia è collegato ad uno scoglio chiamato Sasso Grosso e ad un altro
denominato Sasso delle Donne, quest’ultimo viene così chiamato perché nei
primi anni del 900 le donne vi si recavano in gruppo per bagnarsi.
Subito adiacente alla
Grotta Urbani ci sono i Lavi, un’altra particolare conformazione rocciosa
composta da lunghe placche lisce che dolcemente scendono verso il mare,
interrotte da fenditure scavate dall’erosione marina e da una profonda
cavità chiamata la Grotta della Secca dei frati.
Troviamo poi Vetta marina,
sperone a picco sul mare, dove sulla cui sommità sorgeva un convento di
frati minori del XIII secolo e subito dopo la spiaggia chiamata Gigli o
Sotto Santa con lo scoglio del Bo, detto anche Sasso della Balena e, di
seguito, la frequentatissima ed apprezzata Spiaggiola di Numana alta e il
suo porto, punto di arrivo della nostra navigazione.
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