Petra

 La credenza vuole che Mosé in questo luogo, spaccò la roccia da cui fece sgorgare l’acqua. Sembra che proprio la presenza dell’acqua, nel quarto secolo a.C. fece fermare le tribù nomadi dei Nabatei nella zona, con il fine di costruire una città inaccessibile e nascosta. I Nabatei erano pastori nomadi del deserto e abili razziatori, la loro ricchezza era dovuta ai bottini ricavati dai saccheggi delle carovane che dall’Arabia trasportavano merci e spezie sulla costa del Mediterraneo. Ben presto mentre Petra si sviluppava, trovarono più utile imporre una tassa alle carovane piuttosto che razziarle, anche perché transitando lungo il Siq e la città poi, il percorso era molto più breve per i carovanieri, i quali preferivano pagare ma risparmiare tempo per arrivare al Mediterraneo. La città era ricca d’acqua che dal Wadi Musa “ le sorgenti di Mosé “ veniva convogliata tramite un complicato sistema di canali scavati nella roccia, attraverso l’unico accesso alla città: il Siq, la stretta gola naturale. Chi transitava per Petra rimaneva sconvolto dalla bellezza di quei magnifici templi, tombe e monumenti  scavati nella roccia, che in qualche caso erano solo di facciata, grandi colonnati  ampie entrate, poi all’interno; in molti casi, solo una piccola stanza. L’imponenza della città, dava a dimostrare che i Nabatei  fossero una grande potenza militare e nessuno azzardava contrapporsi ai pagamenti delle tasse e chi transitava, raccontava poi di aver visto un’immensa città nascosta e inaccessibile con la presenza di molti soldati. Ma la popolazione dimostrando l’origine beduina non abitava nei suntuosi palazzi dalle suggestive facciate, ma bensì all’interno di semplici grotte. Nel regno nabateo veniva osservato il culto del Sole con i relativi sacrifici, dimostrato dalla presenza di altari sacrificali situati sulle alture della città, come quello situato sul monte Nejr con le canalette di scolo. il loro Dio era Du Shara. Esistevano leggi codificate e che era data molta importanza al Re e alla Regina, il primo Re a coniare le monete nabatee intorno all’anno 100 a.C. fu Re Areta, ma Re Areta Quarto fu il più famoso perché regnò fino al 40 d.C, nel  periodo di maggiore splendore. Il regno nabateo seppe resistere e respingere le invasioni degli Assiri, i Persiani, dei Medi e i Macedoni, solo la potenza di Roma riuscì a soprafare con il tempo i Nabatei. Dopo aver conquistato Siria e Palestina, nel 93 a.C. Pompeo, concesse ai Nabatei di rimanere economicamente autonomi, ma sempre sotto la dipendenza di Roma. Ma Petra non perse il suo prestigio e tanto meno la sua bellezza, perché i romani costruirono molti altri monumenti, teatri e terme, strade ed altri edifici, mantenendo la tradizione nabatea cioè di scavare le costruzioni direttamente sulla roccia. I romani con il passare degli anni, incrementarono i commerci attraverso delle piste più sicure e questo determinò l’inizio del declino della civiltà nabatea. Nell’era cristiana Petra divenne parte dell’Impero bizantino, fu poi occupata dagli Arabi e durante il periodo delle Crociate furono costruite delle fortezze sopra le alture. La città fu poi abbandonata e dimenticata per molti secoli, fino a che nel 1812 dopo una ricerca condotta con grande difficoltosa nell’acquisire notizie tra i beduini del deserto, i quali  tenevano segreto l’accesso del Siq di Petra; fingendosi mussulmano l’esploratore svizzero BurcKhardt, riscoprì le antiche e misteriose rovine della città di Petra portando a conoscenza del Mondo intero, l’eccezionale ritrovamento archeologico. Oggi la città di Petra è l’attrattiva turistica principale di un viaggio in Giordania.

 

                                                                                              Aldo forlani

 

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