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Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Istituito ai sensi
della L. 11.3.1988 n° 67 e del D.M. del 3.2.1990, ricopre nelle Marche una
superficie di 50.000 ha, in totale tra Marche e Umbria copre una superficie
di 75.000 ha. Il territorio del Parco è esteso nelle Province di Ascoli
Piceno, Macerata e Perugia, i comuni ricadenti nel Parco con il loro
capoluogo sono: Amandola, Arquata del Tronto, Montefortino, Montegallo e
Montemonaco, questi i centri sono situati in provincia di Ascoli Piceno. Per
la Provincia di Macerata i comuni sono: Acquacanina, Bolognola,
Castelsantangelo sul Nera, Ussita, Fiastra e Visso, mentre Norcia fa parte
della Provincia di Perugia. I Monti Sibillini sono un territorio calcareo e
le circa Cinquanta vette del Parco superano i Duemila metri di altezza.
Nella parte settentrionale, c’è la splendida Gola del Fiastrone dove la
presenza di numerose grotte, scavate dalle acque o naturali, potrebbero
nell’antichità essere state abitate dai monaci eremiti. Di certo solo la
Grotta dei Frati è stata abitata dai monaci ed esistono come riprova
testimonianze di manufatti ancora ben visibili. Le altre grotte situate
nella parte superiore ed inferiore della Valle del Fiastrone sono: la Grotta
Grande, la Grotta di Nicola, la Grotta del Beato Ugolino, la Grotta del
Maciniccio, la Grotta dello Scortico, la Grotta del Lavatoio, la Grotta dei
Partigiani, la Grotta delle Monache e la Grotta delle Capre. Nei pressi del
Fosso della Regina un fenomeno di erosione fluviale ha creato un paesaggio
di straordinaria bellezza e suggestione le “Lame Rosse”, una testimonianza
di come la natura nel corso di secoli si sia “divertita” a modellare
immagini, di cui l’uomo da la sua fantasiosa interpretazione. Ma i Monti
Sibillini sono una realtà dove proprio la presenza umana risalente fin
dall’antichità ha favorito una serie di leggende cariche di suggestioni.
L’ambiente particolare dei Monti Sibillini ha ospitato fin dai tempi più
remoti grotte, ipogei e siti, in cui si praticavano culti pagani. Poi la
nuova religione cristiana “demonizzò” i luoghi più attivi dei riti e così
che oggi troviamo ad esempio vicino alla cima del Redentore, la Gola
dell’infernaccio, il Pizzo del Diavolo ecc. ecc. La leggenda più famosa è
quella della Sibilla, narrata da Andrea da Barberino e proprio sul monte
Sibilla ci sono i resti di una grotta dove la maga incantava i visitatori i
quali non riuscivano più ad allontanarsi dalla sua grotta. Il patrimonio
leggendario non è limitato alla Grotta della Sibilla, anche il Lago di
Pilato situato a 1940 metri di altezza ha la sua storia. Da una
pubblicazione del 1990 “Marche misteriose” di Fabio Filippetti con le foto
di Aldo Forlani ne riprendiamo una parte: La leggenda che richiama in
causa Pilato e da il nome allo specchio d’acqua, è senz’altro medievale.
Fazio degli Umberti ne parla nel suo “Dittamondo” (1360): secondo un’antica
storia popolare, Pilato prima di morire chiese all’imperatore Vespasiano,
intenzionato a giustiziarlo, che il suo cadavere fosse posato in un carro
trainato da bufali e lasciato al suo destino. Il regnante acconsentì, ma
odinò di seguire a vista il carro, che, trascinato furiosamente dagli
animali, dopo un itinerario straordinario giunse ai Monti Sibillini,
scomparendo inghiottito dalle acque del lago con il corpo di Pilato. Si
narra anche che, nel giorno in cui ricorre la crocifissione di Gesù, il
“nenerdì Santo”, la superficie lacustre si arrossi, e che a volte, attorno,
fiorisca una particolare flora, raffigurante due mani in preghiera. Il
rosseggiare della distesa lacustreè, in realtà, da corredare al periodo di
riproduzione del “chirocefalo del Marchesoni” un minuscolo crostaceo di
colore rosso. L’alto Bacino dell’Aso in cui fa parte il lago di
Pilato l’unico naturale delle Marche, situato sotto al Monte Vettore è forse
il più importante settore del Parco dei Sibillini. Molto praticato dagli
escursionisti il Bacino è definito dal Monte Zampa, dal Monte Sibilla, da
Cima Vallelunga, dal Monte Porche, da Palazzo Borghese, dal Monte Argentella,
da Quarto San Lorenzo, dallo Scoglio del Lago, dal Monte Vettoretto, dal
Monte Vettore, dal Monte Torrone, dal Monte Banditella, e dalla Cima delle
Prate. Ai piedi del Monte Vettore tra Pian Piccolo e Pian Grande è situato
il caratteristico paese di Castelluccio conosciuto anche per la famosa
lenticchia appunto di Castelluccio. Nel periodo primavera - estate i campi
ed i pascoli assumono dei colori stupendi a causa della fioritura come il
giallo del ranuncolo e l’azzurro del Fiordaliso e si estendono a perdita
d’occhio. Nel periodo invernale un bianco manto ricopre tutto rendendo
l’ambiente ancora più silenzioso e suggestivo che mai. Queste poche righe
accompagnate dalle foto non riusciranno mai a far comprendere la bellezza
del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, solo accostandosi al Parco con
rispetto per cercare di conoscerlo in tutte le sue realtà, si potranno
apprezzare i veri valori di un territorio e della sua gente
Aldo Forlani
Gli
itinerari e i luoghi segnalati vogliono essere semplicemente dei consigli,
delle indicazioni e, come tali, non implicano alcuna responsabilità da parte
dell’autore in caso di eventuali danni a persone e cose, che si possano
verificare durante tali percorsi.
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