Ancona sotterranea e grotte ed ipogei del Conero - di Aldo Forlani

 Dopo tanto girovagare per il Mondo alla ricerca di novità esclusive da fotografare, prevalse l’amore per la mia terra. Iniziai così a lavorare nell’ambito del mio territorio e collaborare con una testata giornalistica locale. Dopo alcuni anni per una serie di motivi professionali, divenni Pubblicista. All’improvviso un nuovo interesse mi prese completamente: avrei voluto documentare quel mondo sotterraneo, che esiste in ogni centro abitato e che mai nessuna carta documenta. Fu così che sul finire del 1995, con i permessi del caso, iniziai un lavoro al limite della fattibilità. Il primo centro sotterraneo fu quello di Ancona, la mia città. Non bastò Ancona, ad essere percorsa, ma anche Osimo e altri centri minori. Questo lavoro, fu eseguito dopo avere precedentemente percorso e catalogato tutti gli ipogei del Conero. In collaborazione con altri riuscii anche a pubblicare, oltre i servizi sul giornale, anche dei libri sull’argomento ipogei. Andando avanti negli anni, altri hanno imitato il mio personale lavoro riuscendo in qualche caso, anche a di fare meglio. E’ certo, che le indicazioni iniziali sono state servite a tutti su un piatto d’argento. Oggi queste immagini sono a disposizione di tutti coloro che vogliono informarsi sul sottosuolo anconetano e sugli ipogei del Conero.

Molta la storia e molte le leggende che il monte ci ha tramandato fino ai nostri giorni, ma senza dubbio una delle storie più antiche e misteriose riguardano le varie grotte ed i cunicoli del Conero, che nell’antichità potrebbero essere stati collegati agli ipogei di Ancona sotterranea e, non solo Ancona.

Iniziamo dalle Grotte Romane scavate in uno spesso bancone di calcarenite, queste cavità, denominate anche "Grotte dei Pipistrelli" o "dei Partigiani" denominazioni di chi vuole mettere in risalto altre connotazioni, non sono altro che ampie gallerie da cui sembra si estraesse il ricercatissimo travertino, utilizzato per costruire alcuni tra i più insigni monumenti di Ancona, quali il Duomo e forse l'Anfiteatro.

All’interno delle grotte molto in profondità ( per questo motivo è sconsigliabile andarle a cercare) su due blocchi di pietra si leggono ancora delle scritte in porpora, scritte attribuite al periodo Imperiale romano.

Altre grotte, cavità naturali ed artificiali sono presenti sul monte, come ad esempio la Grotta dell'Abate, o romitorio di San Benedetto, che è collocata sul versante est del monte e testimonia come il Conero offrì ospitalità ad eremiti e monaci di diversi istituti religiosi. Da fonti storiche attendibili sembra che il romitorio esistesse già prima dell’XI secolo, epoca a cui si fa risalire la costruzione della Badia di San Pietro, ma questa storia la vedremo più avanti.

Un’altra cavità naturale è situata a sud del monte, ed è raggiungibile attraverso un canalone di vegetazione dove primeggiano i lecci e percorrendo il sentiero variante 1c, è possibile arrivare alla Grotta del Mortarolo, un grande romitorio situato sotto una bastionata di solide rocce e nascosto dalla rigogliosa natura sottostante.

La cava e le grotte descritte fino a questo punto sono le più comuni e le più conosciute, ma molte altre grotte e numerosi cunicoli sono situati sul monte, come ad esempio una piccola grotta in parte ricavata artificialmente, che poco tempo fa a fatto parlare molto di se, ed è rintracciabile lungo la via delle Cave che dal ristorante il Conerello di Fonte d’olio, percorrendo il sentiero n. 5 che fiancheggia il Fosso di San Lorenzo e arriva a Pian di Raggetti.

Poco prima di arrivare all’ultima cava, (la quarta contando il Teatro alle Cave) si prosegue lungo un piccolo sentiero posto sulla sinistra di uno slargo, e, dopo pochi minuti vi troverete di fronte alla grotta che alcuni chiamano Grotta dell’Eremita.

I cunicoli del Monte Conero, scavati in epoca imprecisata, per le loro dimensioni e la loro forma ci fanno venire in mente i Qanat o Kanat, un sistema di approvvigionamento idrico che si è sviluppato nelle regioni aride del Mondo.

Lo scopo dei Qanat era, ed è ancora oggi, quello di portare l’acqua in superficie per essere poi utilizzata nell’irrigazione delle zone agricole e non solo. I trafori furono stati appositamente scavati in orizzontale ma con una lieve pendenza per permettere all’acqua di scorrere naturalmente.

La maggior parte dei Qanat, sono stati ritrovati nell’Iran centrale, ma tuttavia ci sono Quanat in Cina occidentale, in Afghanistan, nel continente africano del nord, dalla Libia all’Algeria e in Marocco, durante l’era romana il sistema dei Qanat venne inserito in Egitto e in Siria.

L’esempio più conosciuto di cunicolo e di condotta simile ai Qanat è il Buco del Diavolo o Buco della Paura, situato tra il Poggio e Camerano, un inquietante cammino sotterraneo che da sempre ha alimentato tante leggende, perché i cunicoli rappresentano uno dei misteri più affascinanti del monte Conero.

Scavati dall'uomo in epoca imprecisata, ma indubbiamente molto antica, si diramano come un lunghissimo labirinto.

L’uso di questa enigmatica via sotterranea potrebbe essere un’opera militare, o ancor più una condotta per l’acqua, ma quest’ultima ipotesi sembra sia la più credibile.

Il Buco del Diavolo ancora oggi suscita prevenzioni superstiziose nella gente del luogo, una tradizione narra che, percorrendolo interamente, si arriverebbe in una grande stanza dove al centro è posta una gabbia in ferro in cui vi è rinchiusa una chioccia d’oro con 12 pulcini, anch’essi d’oro che pigolano con grande frastuono. Chi fosse tanto fortunato da impadronirsi di simili gioielli diventerebbe ricchissimo.

Leggende a parte il ramo sinistro del Buco del Diavolo a differenza di quello destro, che si interrompe quasi immediatamente (ma che nell’antichità alimentava d’acqua di sorgente Humana l’attuale Numana) seguendo il suo percorso, interrotto da frequenti frane si arriva ad un ennesimo pozzo d’aerazione largo circa un metro, con il fondo pieno di acqua putrida, dove il cunicolo si interrompe completamente.

Ma ci troviamo nella “Contrada del fosso della Tomba” di fatto sotto al cimitero del Poggio, dalla parte opposta del Fosso Boranico, quel fossato da dove inizia la biforcazione del Buco del Diavolo.

Nel Fosso della Tomba c’è un cunicolo principale lungo 20 metri con due sale laterali, la prima si trova dopo 11 metri di percorrenza, e l’altra poco più avanti è praticamente irraggiungibile se non strisciando lungo il percorso.

Nell’anno 1998 a circa 50 metri di distanza dal principale cunicolo del Fosso della Tomba ne è stato trovato un altro profondo 5 metri tutto in discesa, interrotto forse naturalmente, mentre un altro cunicolo abbastanza evidente sbucava da una parete del fossato, di sicura provenienza dal Buco del Diavolo.

Questi ritrovamenti fanno supporre che l’acqua era convogliata in direzione Nord – Est, dove nel mezzo di una folta vegetazione dovrebbe trovarsi il proseguimento del cunicolo, perché in questa zona molti sono gli ipogei che si diramano da una parte e dall’altra, ed è probabile che queste vie sotterranee nell’antichità alimentassero anche il vecchio acquedotto di Santa Margherita situato nei pressi di Pietralacroce per poi distribuire l’acqua ai vari cunicoli sotto al Viale della Vittoria di Ancona.

L’attuale Viale della Vittoria nell’antichità non era altro che la Piana degli Orti o Valle della Pennocchiara, in cui scorreva l’omonimo fosso che raccoglieva le acque provenienti dalle alture laterali circostanti, per poi convogliarle nelle cisterne delle attuali Via Trento e Piazza Stamira.

Ma all’inizio del Viale della Vittoria nei pressi all’area del Passetto, il percorso ipogeo viene alimentato dall’acqua da un cunicolo di cui si è persa traccia, ma sicuramente proveniente da un pozzo ancor’oggi visibile nella parte bassa di via Santa Margherita, poi l’acqua proseguiva e ancor oggi prosegue il suo cammino lungo il Viale della Vittoria, deviando all’altezza di Piazza Diaz per alimentare prima nella cisterna di Via Trento (una grande cisterna punto di arrivo e di partenza di altri numerosi cunicoli) poi in Piazza Cavour dove ad un certo punto si divide in due rami.

Un ramo del cunicolo alimentava la Fonte del Calamo (le attuali 13 Cannelle), mentre l’altro ramo alimenta le grandi cisterne situate sotto Piazza Stamira.

Da Piazza Stamira riparte un altro cunicolo che un tempo alimentava il grande pozzo e successivo cunicolo situato sotto Corso Mazzini, questo prima dell’alluvione del 1958, perché successivamente la costruzione del grande collettore ne ha interrotto il percorso e non solo di questo ma anche di altri percorsi sotterranei.

Da questi punti nevralgici il cammino dell’acqua prosegue in direzione del porto, il primo lungo Corso Mazzini dove un lungo cunicolo percorre tutto il corso nella parte verso mare transitando di lato al Teatro delle Muse (in questo punto non è praticabile perché il cunicolo si incrocia con il grande collettore) e prosegue poi in direzione di Via della Loggia, di fatto verso il Porto, dove un tempo alimentava le vecchie fonti.

Il secondo proviene dalle cisterne delle 13 Cannelle dove una condotta distribuiva l’acqua al Fontanone di Piazza del Plebiscito tramite delle cisterne situate sul retro della fontana, per poi proseguire ed alimentarne una più piccola situata sotto il Palazzo della Prefettura da dove l’acqua proseguiva il suo cammino forse in direzione di Via Bernabei e probabilmente anche fino al Porto Dorico.

Il terzo punto proveniva dalla Fonte del Filello comunemente chiamata dagli anconetani “La Cisterna” la quale alimentava un’opera idraulica antica (le sue vestigia sono oggi visibili sotto all’Istituto Nautico di via Vanvitelli) un’opera idraulica di origine romana che riforniva l’acqua al porto Traianeo da dove le navi partivano per l’Oriente.

Considerando quanto fin’ora descritto sulla rete di cunicoli che percorrono le viscere della città di Ancona, si può supporre con molta probabilità che un tempo l’acqua di sorgente proveniente dal Conero, alimentasse anche le vecchie fonti del porto vecchio e di quello nuovo.

Dunque ora attendiamo che esperti qualificati raccontino la storia di quegli ambienti ipogei, che sono una parte rilevante quanto interessante del Parco del Conero, così da togliere dubbi a versioni contrastanti, spesso avventate da chi azzarda ipotesi storiche, forse perché no, come quella del sottoscritto.

N.B.

Gli itinerari e i luoghi segnalati vogliono essere semplicemente dei consigli, delle indicazioni e, come tali, non implicano alcuna responsabilità da parte dell’autore in caso di eventuali danni a persone e cose, che si possano verificare durante tali percorsi.

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                                                                                                      Aldo Forlani

 

 

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